L’esempio trascina, basta lasciarsi coinvolgere

Le Repas des paysans
Le Repas des paysans – Museo del Louvre

Tutte le famiglie di ferno, in questi giorni, stanno ricevendo a casa il numero di novembre del Notiziario Parrocchiale “Il San Martino”.
Quello che vorrei fare io, è solo riprendere un articolo per far si che arrivi anche ai giovani un pò distratti.

Una terribile tempesta si abbatté sul mare. Lame affilate di vento gelido trafiggevano l’acqua e a sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, come vomeri d’acciaio aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole dal fondo,
i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal fondo del mare.
Quando la tempesta passò, rapida com’era arrivata, l’acqua si placò e si ritirò.
Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano nell’agonia migliaia e migliaia di stelle marine.
Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.
Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivarono anche delle troupe televisive per filmare lo strano fenomeno. Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo.
Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare.
Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente.
All’improvviso, il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani le stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell’acqua. Poi tornò indietro e ripeté l’operazione.
Dalla balaustra di cemento, un uomo lo chiamò.
“Ma che fai, ragazzino?”
Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia” rispose il bambino senza smettere di correre.
“ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia: non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!” gridò l’uomo. “ e questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa! Non puoi cambiare le cose!”.
Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un’altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: “Ho cambiato le cose per questa qui”.
L’uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse scarpe e calze e corse in spiaggia.
Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua. Un istante dopo scesero due ragazze ed erano in quattro a buttare stelle marine in acqua.
Qualche minuto dopo erano in cinquanta, poi cento, duecento, migliaia di persone che buttavano stelle marine nell’acqua.
Così furono salvate tutte.

Per cambiare il mondo basterebbe che qualcuno, anche piccolo, avesse il coraggio di incominciare.

testo cura di suor Ernesta

 

Mi ha colpito questa storia, tutti che vogliono cambiare il mondo, ma in pochi decidono di rimboccarsi le maniche e darsi da fare.
Ma qual’è il nostro mondo? certo la terra, ma non abbiamo il controllo sulle sorti dell’umanità, e allora cosa cambiamo?
Il nostro mondo sono le situazioni in cui ci immergiamo quotidianamente, la scuola, il lavoro, l’università, l’ORATORIO, la parrocchia, lo stare insieme agli altri.
Prima di tutto vengono queste cos, poi certo possiamo avere lo sguardo all’argato verso chi ci stà più distante.
Perchè, poi, spesso sono dei bambini i protagonisti di queste storie, bhe, forse perchè, come diceva Gesù, i bambini nella loro fanciullezza custodiscono i segreti del Regno di Dio. E allora fidiamoci.
Il bambino lascia la mano del padre, come dire, prende lui l’iniziativa, trova un modo per cambiare la situazione e non ci pensa due volte.
Ancora, il bambino si toglie scarpe e calze e corre sulla spiaggia, per cambiare il mondo ci si deve togliere qualcosa di se stessi, per riuscire a impegnarsi appieno nell’impresa che si sta tentando di mettere in atto. Non parlo in senso letterare ma di rinunciare alla timidezza per indossare il coraggio.
Alla fine l’esempio di uno soltanto ha portato una moltitudine a collaborare per un obiettivo comune.
Sembra facile, ma bisogna aver voglia di rimboccarsi le maniche per cambiare anche se di poco, il nostro mondo.

un saluto

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