Sapienza proteste annunciate

Manifesto davanti all’università

ROMA. “Sbattezzi” collettivi e musica rock. Così un collettivo di universitari promette di accogliere il Papa, giovedì, invitato alla Sapienza in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Una lettera scritta da 67 professori invitava il rettore a cambiare idea, definendo la visita un “evento incongruo” contestando al Papa frasi “anti scientifiche”, come quando, ancora cardinale, sostenne che il processo a Galileo Galilei era stato giusto. Il rettore ha confermato l’appuntamento: il Papa è stato invitato «quale uomo di pace», ha detto. Dura Radio Vaticana che definisce l’iniziativa “censoria”.

Metro, 15 gennaio 2008

Ma per favore non ghettizzate il Papa

Lunedí 14.01.2008 16:30
di Antonino D’Anna

Fa un certo effetto leggere un appello di 60 accademici, che invitano Benedetto XVI a non mettere piede alla Sapienza, peraltro fondata proprio da un Papa e cioè Bonifacio VIII. Fa effetto perché sa di oscurantismo, ancora più incredibile perché la richiesta di allontanamento del Papa è motivata dalla “laicità della cultura”. Come dire: di cultura ce n’è una, quella laica, e guai se l’esponente più importante di quella cattolica osa mettere piede alla Sapienza. Forse di cultura ce n’è una sola proprio perché è prodotto di tutti gli uomini ed è offerta a tutti gli uomini per guardare alla realtà in cui viviamo. E forse proprio per questo la cultura, il pensiero, non teme di confrontarsi con un altro pensiero. Non ha bisogno, cioè, di muri preventivi che creano solo ghetti e impediscono quello che è alla base di ogni “illuminata” società: ossia la libera e democratica circolazione delle idee.

Ma guardando all’appello lanciato dai 60 cervelli, nascono due riflessioni: o la cultura laica è vulnerabile, e quindi allontanando il Papa si cerca di preservarla (guai se qualcuno osa dargli ragione o intavolare una discussione con lui); oppure la cultura laica è intollerante, per cui non ammette l’incontro con l’esponente di un’altra cultura. Il che è abbastanza preoccupante, visto che il pensiero unico non è – o non dovrebbe essere – alla base delle società e culture libere e moderne. Forse il punto è un altro, e cioè che Benedetto XVI, nel bene e nel male, ha scelto di scendere in campo accreditandosi non solo come Vicario di Cristo, ma anche come intellettuale quale è. È e resta nell’animo un professore, ha lo stile e il linguaggio. Ha un suo pensiero, che si può accettare o respingere; ma che non viene imposto coattivamente. Se l’avversario non ha argomenti – validi o meno – da opporre di solito insulta o se ne va: qui abbiamo addirittura il divieto d’accesso preventivo.
Difficile apprezzare un gesto simile. A proposito: nel 1979 Giovanni Paolo II ricevette gli scienziati in Vaticano, il caso Galileo è alle spalle. Peraltro il Vaticano II ha accolto con gioia e speranza i progressi della scienza e della tecnica. Non si è visto l’appello di 60 cardinali per la “cattolicità della cultura” contro i 60 accademici pro “laicità della cultura”. Sarà un caso?

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