Cose

Carrelo della spesa

Un bambino tenta di ballare il twist.
Tiene un grosso cerchio tra le mani, all’altezza dei fianchi; dà un colpo di reni, lascia le mani e il cerchio gli cade sui piedi.
La società in cui viviamo balla il twist: quel processo circolare della produzione per soddisfare i bisogni e la creazione di bisogni che non fermino la produzione.
Lo stop della recessione farebbe cadere il cerchio sui piedi e il ballo cesserebbe.
Mi hanno spiegato fin da piccolo che le cose sono per l’uomo, ma l’ipotesi che questo povero uomo non ancheggi o non rotei a sufficenza per produrre cose, lo mette al loro servizio.
Il fine è diventato mezzo e il mezzo fine. Se lo si guarda bene è come il gioco alla roulette, dove il colpo in canna è l’ipotetico e paventato stop.
Le cose chiamano, gridano, piangono e l’uomo risponde offrendo le sue mani per essere incatenato ad esse.
Chi ha fatto per anni l’esperienza di vivere in un mondo di poche cose sa cos’è la schiavitù e cos’è la libertà.
Mi ritorna spesso alla mente la figura di un nomade del Nord del Kenya che sta bevendo il latte nei giorni delle pioggie; solleva gli occhi dal recipiente e dice con un sospiro di soddisfazione: “ya kufe / sono sazio”.
Gli basta quello e non chiede altro. Scorrendo la Bibbia trovo il mirabile cap. 18 dell’apocalisse sulla caduta di Babilonia: “Nessuno compra più le loro merci: carichi d’oro e di pietre preziose, di perle, di lino, di porpora, di seta e di scarlatto…(seguono altre 20 voci)… i frutti che ti piacevano tanto, tutto quel lusso e quello splendore sono perduti per te” (Apoc. 18, 11-14).
Franano le borse, chiudono le banche, travolgono persone e speranze.
Si tornerà a coltivare la terra, ad andare a piedi e in bici, ad abbandonare i supermercati, a spegnere la tv, a pensare, a pregare? Perchè no?
Queste non sono cose, sono vita.

Don Pietro Gallo
Parroco – Parrocchia SS.Pietro e Paolo App. – S.Salvario – Torino

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