Libertà

Dio nel Deuteronomio raccomanda alcune volte al popolo: “scegli la vita”.
Dopo che ha detto: “ti ho proposto la vita e la morte – dice – scegli la vita” (Dt 30,19).
Ci saremmo aspettati “scegli” e non la “la vita”. Quella specificazione non sembra un di più?
Conoscendo la storia personale e collettiva, la risposta è no.
Ciascuno di noi tende a farsi del male, quindi l’esortazione di Dio diventa necessaria.
Tutti avvertiamo la tentazione di fuggire di fronte agli impegni, alla ricerca di una libertà spesso apparente.
La normativa spicciola tradizionale dell’ascetica cristiana parla di “libertà da” e di “libertà per”.
La libertà è anzitutto una liberazione, che spinge a dedicarsi a qualche impegno.
Nella percezione libertaria, proprio quando diciamo: “adesso bado a me stesso” abbiamo ben chiaro il senso di “libertà da” ma spesso non ancora quello di “libertà per” che è l’investimento sensato della libertà disponibile o ritrovata.
Adesso che ho quella libertà che me ne faccio?
Abbiamo tra le mani un grande dono, strepitoso e pericoloso al tempo stesso. Con esso si può costruire uno stupendo progetto di vita, come si constata per esempio nelle coppier molto affiatate o con esso si può fare del male a se stessi e agli altri, danneggiando, ferendo, mandando sul lastrico o addirittura facendo la guerra e uccidendo.
I deboli in un contesto di libertà, delinquono; i forti costruiscono per sè e per gli altri.
R.P. Feynman, grande fisico e premio Nobel del secolo scorso racconta. “Una volta alle Hawaii, mi portarono a visitare un tempio buddhista. Nel tempio un uomo mi disse; << Ora ti dirò una cosa che non dimenticherai mai. A ogni uomo viene data una chiave del paradiso. La stessa chiave apre anche le porte dell’inferno>>.” (R. P. Feynman “Il senso delle cose” Adelphi, p.17).
La libertà è quella chiave.

Don Piero Gallo
Parroco SS.Pietro e Paolo App.
Torino

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