IO cosa posso fare?

Cottolengo

Dopo la visita alla Piccola Casa del Cottolengo di Torino, tante emozioni, a partire dal cuore, stimolano la mente.

Caritas Christi urget nos!
(“L’amore di Cristo ci sprona”, San Paolo, 2Cor 5,14)
è il motto della Casa e viene dalla frase che il Cottolengo stesso affisse sulla porta del primo “Deposito”.

Vedere e ascoltare della partecipazione alla vita della Piccola Casa nella spontaneità della donazione di sé e del servizio agli ospiti, è occasione unica di riflessione su se stessi e stimola a un ripensamento circa la propria esistenza, i propri valori, la povertà, la religione, l’emarginazione… In vari modi, aver visto chi vive accanto a chi conduce un’esistenza nel disagio lascia una traccia significativa nel proprio cuore e, spesso, sollecita a una revisione della propria vita.”

Per la famiglia, per i fratelli e le sorelle,
Io cosa posso fare?
Per la comunità, l’oratorio e gli amici,
Io cosa posso fare?
Per la società e per coloro che la società esclude,
Io cosa posso fare?
per gli emarginati e gli ammalati,
Io cosa posso fare?
Per chi amiamo e per chi ci ama,
Io cosa posso fare?
Per chi non ci ama e per chi ci è distante,
cosa posso fare, Io?

Link al sito della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino
Dal Movimento per la Vita

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3 Commenti a “IO cosa posso fare?”

  1. Sberzo scrive:

    Il testo della canzone che il Don Ale ha indicato:

    Nei Giardini Che Nessuno Sa (Renato Zero)

    Senti quella pelle ruvida.
    Un gran freddo dentro l’anima,
    fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
    Troppe attese dietro l’angolo,
    gioie che non ti appartengono.
    Questo tempo inconciliabile gioca contro te.
    Ecco come si finisce poi,
    inchiodati a una finestra noi,
    spettatori malinconici,
    di felicità impossibili…
    Tanti viaggi rimandati e già,
    valigie vuote da un’eternità…
    Quel dolore che non sai cos’è,
    solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!
    E’ un rifugio quel malessere,
    troppa fretta in quel tuo crescere.
    Non si fanno più miracoli,
    adesso non più.
    Non dar retta a quelle bambole.
    Non toccare quelle pillole.
    Quella suora ha un bel carattere,
    ci sa fare con le anime.
    Ti darei gli occhi miei,
    per vedere ciò che non vedi.
    L’energia, l’allegria,
    per strapparti ancora sorrisi.
    Dirti si, sempre si,
    e riuscire a farti volare,
    dove vuoi, dove sai,
    senza più quei pesi sul cuore.
    Nasconderti le nuvole,
    quell’inverno che ti fa male.
    Curarti le ferite e poi,
    qualche dente in più per mangiare.
    E poi vederti ridere,
    e poi vederti correre ancora.
    Dimentica, c’è chi dimentica
    Distrattamente un fiore una domenica
    E poi… silenzi. E poi silenzi.
    Nei giardini che nessuno sa
    Si respira l’inutilità.
    C’è rispetto grande pulizia,
    è quasi follia.
    Non sai come è bello stringerti,
    ritrovarsi qui a difenderti,
    e vestirti e pettinarti si.
    E sussurrarti non arrenderti
    nei giardini che nessuno sa,
    quanta vita si trascina qua,
    solo acciacchi, piccole anemie.
    Siamo niente senza fantasie.
    Sorreggili, aiutali,
    ti prego non lasciarli cadere.
    Esili, fragili,
    non negargli un po’ del tuo amore.
    Stelle che ora tacciono,
    ma daranno un segno a quel cielo.
    Gli uomini non brillano
    Se non sono stelle anche loro.
    Mani che ora tremano,
    perché il vento soffia più forte…
    non lasciarli adesso no.
    Che non li sorprenda la morte.
    Siamo noi gli inabili,
    che pure avendo a volte non diamo.
    Dimentica, c’è chi dimentica,
    distrattamente un fiore una domenica
    e poi silenzi. E poi silenzi

  2. donale scrive:

    Ciao a tutti!
    Ma che belle cose fa’ il mio Oratorio delle origini!
    Se volete riflettere ancora un po’ su questa esperienza, vi suggerisco di ascoltare la canzone “NEI GIARDINI CHE NESSUNO SA” di Renato Zero, con questa particolare attenzione: il testo il frutto dell’esperienza stessa del cantante che ha passato un periodo considerevole a stretto contatto con una realtà simile alla Piccola Casa della Divina Provvidenza.
    Un saluto a un abbraccio a tutti e.. avanti così!

  3. pimpi scrive:

    Ciao a tutti! Anch’io sono andata a Torino a vedere da vicino la realtà del Cottolengo e devo proprio dire che è inutile farsi aspettative…è sempre diverso da come ci si immagina! La cosa che di più mi ha colpito durante queste poche ore trascorse a tentare di conoscere una realtà così complicata e difficile, è il sorriso e la gioia che queste persone così deboli riescono a mettere in tutto quello che fanno…persone che apparentemente non avrebbero ragione per sorridere…eppure sorridono più di noi! Fa davvero pensare

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