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Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente (1 Tm 4,10)

giovedì, 5 marzo 2009

Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventà
(5 Aprile 2009)

Speranza

Cari amici,
la prossima Domenica delle Palme celebreremo, a livello diocesano, la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù. Mentre ci prepariamo a questa annuale ricorrenza, ripenso con viva gratitudine al Signore all’incontro che si è tenuto a Sydney, nel luglio dello scorso anno: incontro indimenticabile, durante il quale lo Spirito Santo ha rinnovato la vita di numerosissimi giovani convenuti dal mondo intero. La gioia della festa e l’entusiasmo spirituale, sperimentati durante quei giorni, sono stati un segno eloquente della presenza dello Spirito di Cristo. Ed ora siamo incamminati verso il raduno internazionale in programma a Madrid nel 2011, che avrà come tema le parole dell’apostolo Paolo: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7). In vista di tale appuntamento mondiale dei giovani, vogliamo compiere insieme un percorso formativo, riflettendo nel 2009 sull’affermazione di san Paolo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10), e nel 2010 sulla domanda del giovane ricco a Gesù: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17).

La giovinezza, tempo della speranza
A Sydney, la nostra attenzione si è concentrata su ciò che lo Spirito Santo dice oggi ai credenti, ed in particolare a voi, cari giovani. Durante la Santa Messa conclusiva, vi ho esortato a lasciarvi plasmare da Lui per essere messaggeri dell’amore divino, capaci di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità. La questione della speranza è, in verità, al centro della nostra vita di esseri umani e della nostra missione di cristiani, soprattutto nell’epoca contemporanea. Avvertiamo tutti il bisogno di speranza, ma non di una speranza qualsiasi, bensì di una speranza salda ed affidabile, come ho voluto sottolineare nell’Enciclica Spe salvi. La giovinezza in particolare è tempo di speranze, perché guarda al futuro con varie aspettative. Quando si è giovani si nutrono ideali, sogni e progetti; la giovinezza è il tempo in cui maturano scelte decisive per il resto della vita. E forse anche per questo è la stagione dell’esistenza in cui affiorano con forza le domande di fondo: perché sono sulla terra? che senso ha vivere? che sarà della mia vita? E inoltre: come raggiungere la felicità? perché la sofferenza, la malattia e la morte? che cosa c’è oltre la morte? Interrogativi che diventano pressanti quando ci si deve misurare con ostacoli che a volte sembrano insormontabili: difficoltà negli studi, mancanza di lavoro, incomprensioni in famiglia, crisi nelle relazioni di amicizia o nella costruzione di un’intesa di coppia, malattie o disabilità, carenza di adeguate risorse come conseguenza dell’attuale e diffusa crisi economica e sociale. Ci si domanda allora: dove attingere e come tener viva nel cuore la fiamma della speranza?

Alla ricerca della “grande speranza”
L’esperienza dimostra che le qualità personali e i beni materiali non bastano ad assicurare quella speranza di cui l’animo umano è in costante ricerca. Come ho scritto nella citata Enciclica Spe salvi, la politica, la scienza, la tecnica, l’economia e ogni altra risorsa materiale da sole non sono sufficienti per offrire la grande speranza a cui tutti aspiriamo. Questa speranza “può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere” (n. 31). Ecco perché una delle conseguenze principali dell’oblio di Dio è l’evidente smarrimento che segna le nostre società, con risvolti di solitudine e violenza, di insoddisfazione e perdita di fiducia che non raramente sfociano nella disperazione. Chiaro e forte è il richiamo che ci viene dalla Parola di Dio: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene” (Ger 17,5-6).
La crisi di speranza colpisce più facilmente le nuove generazioni che, in contesti socio-culturali privi di certezze, di valori e di solidi punti di riferimento, si trovano ad affrontare difficoltà che appaiono superiori alle loro forze. Penso, cari giovani amici, a tanti vostri coetanei feriti dalla vita, condizionati da una immaturità personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare, di scelte educative permissive e libertarie e di esperienze negative e traumatiche. Per alcuni – e purtroppo non sono pochi – lo sbocco quasi obbligato è una fuga alienante verso comportamenti a rischio e violenti, verso la dipendenza da droghe e alcool, e verso tante altre forme di disagio giovanile. Eppure, anche in chi viene a trovarsi in condizioni penose per aver seguito i consigli di “cattivi maestri”, non si spegne il desiderio di amore vero e di autentica felicità. Ma come annunciare la speranza a questi giovani? Noi sappiamo che solo in Dio l’essere umano trova la sua vera realizzazione. L’impegno primario che tutti ci coinvolge è pertanto quello di una nuova evangelizzazione, che aiuti le nuove generazioni a riscoprire il volto autentico di Dio, che è Amore. A voi, cari giovani, che siete in cerca di una salda speranza, rivolgo le stesse parole che san Paolo indirizzava ai cristiani perseguitati nella Roma di allora: “Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo” (Rm 15,13). Durante questo anno giubilare dedicato all’Apostolo delle genti, in occasione del bimillenario della sua nascita, impariamo da lui a diventare testimoni credibili della speranza cristiana.

San Paolo, testimone della speranza
Trovandosi immerso in difficoltà e prove di vario genere, Paolo scriveva al suo fedele discepolo Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10). Come era nata in lui questa speranza? Per rispondere a tale domanda dobbiamo partire dal suo incontro con Gesù risorto sulla via di Damasco. All’epoca Saulo era un giovane come voi, di circa venti o venticinque anni, seguace della Legge di Mosè e deciso a combattere con ogni mezzo quelli che egli riteneva nemici di Dio (cfr At 9,1). Mentre stava andando a Damasco per arrestare i seguaci di Cristo, fu abbagliato da una luce misteriosa e si sentì chiamare per nome: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Caduto a terra, domandò: “Chi sei, o Signore?”. E quella voce rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti!” (cfr At 9,3-5). Dopo quell’incontro, la vita di Paolo mutò radicalmente: ricevette il Battesimo e divenne apostolo del Vangelo. Sulla via di Damasco, egli fu interiormente trasformato dall’Amore divino incontrato nella persona di Gesù Cristo. Un giorno scriverà: “Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20). Da persecutore diventò dunque testimone e missionario; fondò comunità cristiane in Asia Minore e in Grecia, percorrendo migliaia di chilometri e affrontando ogni sorta di peripezie, fino al martirio a Roma. Tutto per amore di Cristo.

La grande speranza è in Cristo
Per Paolo la speranza non è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Pervaso intimamente da questa certezza, potrà scrivere a Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10). Il “Dio vivente” è Cristo risorto e presente nel mondo. E’ Lui la vera speranza: il Cristo che vive con noi e in noi e che ci chiama a partecipare alla sua stessa vita eterna. Se non siamo soli, se Egli è con noi, anzi, se è Lui il nostro presente ed il nostro futuro, perché temere? La speranza del cristiano è dunque desiderare “il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1817).

Il cammino verso la grande speranza
Come un giorno incontrò il giovane Paolo, Gesù vuole incontrare anche ciascuno di voi, cari giovani. Sì, prima di essere un nostro desiderio, questo incontro è un vivo desiderio di Cristo. Ma qualcuno di voi mi potrebbe domandare: Come posso incontrarlo io, oggi? O piuttosto, in che modo Egli si avvicina a me? La Chiesa ci insegna che il desiderio di incontrare il Signore è già frutto della sua grazia. Quando nella preghiera esprimiamo la nostra fede, anche nell’oscurità già Lo incontriamo perché Egli si offre a noi. La preghiera perseverante apre il cuore ad accoglierlo, come spiega sant’Agostino: “Il Signore Dio nostro vuole che nelle preghiere si eserciti il nostro desiderio, così che diventiamo capaci di ricevere ciò che Lui intende darci” (Lettere 130,8,17). La preghiera è dono dello Spirito, che ci rende uomini e donne di speranza, e pregare tiene il mondo aperto a Dio (cfr Enc. Spe salvi, 34). Fate spazio alla preghiera nella vostra vita! Pregare da soli è bene, ancor più bello e proficuo è pregare insieme, poiché il Signore ha assicurato di essere presente dove due o tre sono radunati nel suo nome (cfr Mt 18,20). Ci sono molti modi per familiarizzare con Lui; esistono esperienze, gruppi e movimenti, incontri e itinerari per imparare a pregare e crescere così nell’esperienza della fede. Prendete parte alla liturgia nelle vostre parrocchie e nutritevi abbondantemente della Parola di Dio e dell’attiva partecipazione ai Sacramenti. Come sapete, culmine e centro dell’esistenza e della missione di ogni credente e di ogni comunità cristiana è l’Eucaristia, sacramento di salvezza in cui Cristo si fa presente e dona come cibo spirituale il suo stesso Corpo e Sangue per la vita eterna. Mistero davvero ineffabile! Attorno all’Eucaristia nasce e cresce la Chiesa, la grande famiglia dei cristiani, nella quale si entra con il Battesimo e ci si rinnova costantemente grazie al sacramento della Riconciliazione. I battezzati poi, mediante la Cresima, vengono confermati dallo Spirito Santo per vivere da autentici amici e testimoni di Cristo, mentre i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio li rendono atti a realizzare i loro compiti apostolici nella Chiesa e nel mondo. L’Unzione dei malati, infine, ci fa sperimentare il conforto divino nella malattia e nella sofferenza.

Agire secondo la speranza cristiana
Se vi nutrite di Cristo, cari giovani, e vivete immersi in Lui come l’apostolo Paolo, non potrete non parlare di Lui e non farlo conoscere ed amare da tanti altri vostri amici e coetanei. Diventati suoi fedeli discepoli, sarete così in grado di contribuire a formare comunità cristiane impregnate di amore come quelle di cui parla il libro degli Atti degli Apostoli. La Chiesa conta su di voi per questa impegnativa missione: non vi scoraggino le difficoltà e le prove che incontrate. Siate pazienti e perseveranti, vincendo la naturale tendenza dei giovani alla fretta, a volere tutto e subito.
Cari amici, come Paolo, testimoniate il Risorto! Fatelo conoscere a quanti, vostri coetanei e adulti, sono in cerca della “grande speranza” che dia senso alla loro esistenza. Se Gesù è diventato la vostra speranza, ditelo anche agli altri con la vostra gioia e il vostro impegno spirituale, apostolico e sociale. Abitati da Cristo, dopo aver riposto in Lui la vostra fede e avergli dato tutta la vostra fiducia, diffondete questa speranza intorno a voi. Fate scelte che manifestino la vostra fede; mostrate di aver compreso le insidie dell’idolatria del denaro, dei beni materiali, della carriera e del successo, e non lasciatevi attrarre da queste false chimere. Non cedete alla logica dell’interesse egoistico, ma coltivate l’amore per il prossimo e sforzatevi di porre voi stessi e le vostre capacità umane e professionali al servizio del bene comune e della verità, sempre pronti a rispondere “a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15). Il cristiano autentico non è mai triste, anche se si trova a dover affrontare prove di vario genere, perché la presenza di Gesù è il segreto della sua gioia e della sua pace.

Maria, Madre della speranza
Modello di questo itinerario di vita apostolica sia per voi san Paolo, che ha alimentato la sua vita di costante fede e speranza seguendo l’esempio di Abramo, del quale scrive nella Lettera ai Romani: “Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli” (Rm 4,18). Su queste stesse orme del popolo della speranza – formato dai profeti e dai santi di tutti i tempi – noi continuiamo ad avanzare verso la realizzazione del Regno, e nel nostro cammino spirituale ci accompagna la Vergine Maria, Madre della Speranza. Colei che ha incarnato la speranza di Israele, che ha donato al mondo il Salvatore ed è rimasta, salda nella speranza, ai piedi della Croce, è per noi modello e sostegno. Soprattutto, Maria intercede per noi e ci guida nel buio delle nostre difficoltà all’alba radiosa dell’incontro con il Risorto. Vorrei concludere questo messaggio, cari giovani amici, facendo mia una bella e nota esortazione di san Bernardo ispirata al titolo di Maria Stella maris, Stella del mare: “Tu che nell’instabilità continua della vita presente, ti accorgi di essere sballottato tra le tempeste più che camminare sulla terra, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella, se non vuoi essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e ti incagli tra gli scogli delle tribolazioni, guarda alla stella, invoca Maria … Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria… Seguendo i suoi esempi non ti smarrirai; invocandola non perderai la speranza; pensando a lei non cadrai nell’errore. Appoggiato a lei non scivolerai; sotto la sua protezione non avrai paura di niente; con la sua guida non ti stancherai; con la sua protezione giungerai a destinazione” (Omelie in lode della Vergine Madre, 2,17).

Maria, Stella del mare, sii tu a guidare i giovani del mondo intero all’incontro con il tuo Figlio divino Gesù, e sii ancora tu la celeste custode della loro fedeltà al Vangelo e della loro speranza.

Mentre assicuro il mio quotidiano ricordo nella preghiera per ognuno di voi, cari giovani, di cuore tutti vi benedico insieme alle persone che vi sono care.

Benedetto XVI

 

Abbiamo RisoAbbiamo RISO per una cosa seria
Torna in piazza Abbiamo RISO per una cosa seria, anche quest’anno Volontari nel Mondo – FOCSIV rinnova il suo impegno a fianco delle popolazioni dei Sud del mondo per garantire loro il diritto al cibo. Un’iniziativa di raccolta fondi e sensibilizzazione, sempre più grande resa possibile grazie al supporto di oltre 2000 volontari che nelle piazze e nelle parrocchie distribuiscono colorati pacchi di riso del commercio equo e solidale. Il 16 e 17 maggio dona anche tu un week-end per i diritti umani organizzando un banchetto di solidarietà insieme ai tuoi amici o al tuo gruppo di riferimento! Per maggiori info e per aderire all’iniziativa contatta la Focsiv ai seguenti recapiti:
Info: http://www.focsiv.org/riso/abbiamoriso/abbiamoriso.php – E-mail: mobilitazione@focsiv.it

POrtale Europeo per i GiovaniPortale Europeo per i Giovani
Il Portale Europeo per i Giovani è un’iniziativa della Commissione Europea, suggerita dal Libro Bianco “Un nuovo impulso per la Gioventù Europea“. Lo scopo è offrire al maggior numero di giovani possibile facile e rapido accesso all’informazione europea di loro interesse. L’obiettivo finale del portale è di accrescere la partecipazione dei giovani alla vita pubblica e contribuire alla loro cittadinanza attiva. I destinatari sono giovani tra i 15 e i 25 anni. Il portale, inoltre, intende andare incontro alle esigenze di coloro che lavorano con i giovani. Visita il portale su http://europa.eu/youth/index.cfm?l_id=IT 

Sapere di..teSapere di… Te!” – Quando la cultura parla di Dio
Per il terzo anno consecutivo, il settore Giovani di Azione Cattolica dell’arcidiocesi di Trani, Barletta,
Bisceglie e Nazareth ha indetto un concorso diocesano di cortometraggi, in collaborazione con
l’Ufficio di Pastorale Giovanile e la commissione Cultura e Comunicazioni Sociali. La partecipazione al concorso è riservata a tutti i Giovani e Giovanissimi (ragazzi dai 15 anni in su) di parrocchie, movimenti e associazioni ecclesiali diocesane. Quest’anno la partecipazione al concorso è aperta anche alle classi di scuole secondarie di II grado.
Info su www.azionecattolicatrani.it e www.agorajo.it

mosaikoMosaiko… Sat2000 e SNPG
Il 5 marzo, andrà in onda su Sat2000 una puntata di Mosaiko dal titolo “Spiccano nel lavoro, in politica, nel mondo del volontariato, o semplicemente in famiglia“. Portano il loro contributo con competenza e spirito di sacrificio. Sono le donne coraggiose cui è dedicata la puntata di Mosaico di oggi. Ospiti in studio Paola Bignardi, già Presidente nazionale dell’Azione Cattolica e attuale coordinatrice nazionale di Retinopera e Chiara Amirante, fondatrice della comunità “Nuovi Orizzonti”. Nei servizi, la nostra top five al femminile e la storia di una mamma lavoratrice con tre figli. Segui su Sky 801 oppure in diretta web sul sito www.sat2000.it 

Festival giovaniNasce la Rete dei Festival aperti ai giovani
Dalla poesia alla musica, dalla letteratura al cinema, senza dimenticare il teatro di strada. Questo lo scenario della “Rete dei festival aperti ai giovani”, una iniziativa realizzata da un accordo tra il Ministero della Gioventù e l’Anci per offrire opportunità ai ragazzi che si cimentano in svariate forme artistiche. Nuovi spazi di espressione e contaminazione culturale per i giovani talenti italiani, con un vasto calendario di nuove opportunità per i ragazzi di tutta Italia che si cimentano nelle più differenti forme artistiche.
Il progetto è stato presentato nel corso di una conferenza stampa presso la sala polifunzionale del ministero della Gioventù, alla presenza del ministro Giorgia Meloni, del responsabile Anci per le Politiche giovanili Roberto Pella, del responsabile Ufficio Politiche giovanili Anci Vincenzo Santoro. Tutte le info su http://www.gioventu.it/

Quaerere Deum

domenica, 22 febbraio 2009

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Lo schema fondamentale dell’annuncio cristiano “verso l’esterno” – agli uomini che, con le loro domande, sono in ricerca – si trova nel discorso di san Paolo all’Areopago. Teniamo presente, in questo contesto, che l’Areopago non era una specie di accademia, dove gli ingegni più illustri s’incontravano per la discussione sulle cose sublimi, ma un tribunale che aveva la competenza in materia di religione e doveva opporsi all’importazione di religioni straniere.
È proprio questa l’accusa contro Paolo: “Sembra essere un annunziatore di divinità straniere” (At 17, 18). A ciò Paolo replica: “Ho trovato presso di voi un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto.
Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio” (cfr 17, 23). Paolo non annuncia dei ignoti. Egli annuncia Colui che gli uomini ignorano, eppure conoscono: l’Ignoto-Conosciuto; Colui che cercano, di cui, in fondo, hanno conoscenza e che, tuttavia, è l’Ignoto e l’Inconoscibile.
Il più profondo del pensiero e del sentimento umani sa in qualche modo che Egli deve esistere.
Che all’origine di tutte le cose deve esserci non l’irrazionalità, ma la Ragione creativa; non il cieco caso, ma la libertà.
Tuttavia, malgrado che tutti gli uomini in qualche modo sappiano questo – come Paolo sottolinea nella Lettera ai Romani (1, 21) – questo sapere rimane irreale: un Dio soltanto pensato e inventato non è un Dio.
Se Egli non si mostra, noi comunque non giungiamo fino a Lui. La cosa nuova dell’annuncio cristiano è la possibilità di dire ora a tutti i popoli: Egli si è mostrato. Egli personalmente. E adesso è aperta la via verso di Lui.
La novità dell’annuncio cristiano non consiste in un pensiero ma in un fatto: Egli si è mostrato.
Ma questo non è un fatto cieco, ma un fatto che, esso stesso, è Logos – presenza della Ragione eterna nella nostra carne. Verbum caro factum est (Gv 1,14): proprio così nel fatto ora c’è il Logos, il Logos presente in mezzo a noi. Il fatto è ragionevole.
Certamente occorre sempre l’umiltà della ragione per poter accoglierlo; occorre l’umiltà dell’uomo che risponde all’umiltà di Dio.

La nostra situazione di oggi, sotto molti aspetti, è diversa da quella che Paolo incontrò ad Atene, ma, pur nella differenza, tuttavia, in molte cose anche assai analoga. Le nostre città non sono più piene di are ed immagini di molteplici divinità.
Per molti, Dio è diventato veramente il grande Sconosciuto.
Ma come allora dietro le numerose immagini degli dèi era nascosta e presente la domanda circa il Dio ignoto, così anche l’attuale assenza di Dio è tacitamente assillata dalla domanda che riguarda Lui. Quaerere Deum – cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui: questo oggi non è meno necessario che in tempi passati.
Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi.
Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura.

Parigi, venerdì 12 settembre 2008

Benedetto XVI
tratto dal Discorso del Santo Padre
all’incontro con il Mondo della Cultura al Collège des Bernardins.

Riflettendo sulla vita…

martedì, 16 ottobre 2007

Monari_vescovoBrescia

Gesù guarisce dieci lebbrosi; ma di loro uno solo viene definito ‘salvato’. Perchè? Dove sta la differenza? Dal punto di vista della guarigione fisica, non c’è nessuna differenza: erano lebbrosi, con gli arti deformi e la carne a brandelli; ora a tutti loro la carne è tornata ‘come la carne di un giovinetto’; sono guariti.
Uno dei guariti è un Samaritano – nota Luca – riconosce la guarigione come un dono, torna indietro, loda Dio a gran voce e si getta ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Questo fa la differenza: la guarigione fisica diventa salvezza quando è riconosciuta come dono e produce nel cuore la gratitudine. Questo il messaggio chiarissimo del vangelo che vorrei assumere e fare mio.

Mi trovo a vivere senza averlo deciso, o voluto, o meritato. E debbo prendere posizione di fronte alla mia vita; come pensarla? Come un semplice dato o come un vero e proprio dono? Se la vita è solo un dato, le posso dare la forma che voglio. Se la vita è un dono, io sto di fronte a un donatore e la mia vita si sviluppa come una risposta; diventa, nel senso preciso della parola, un’esistenza ‘responsabile’. I doni sono gratuiti, certo; ma sono nello stesso tempo esigenti. Rifiutano uno scambio secondo equivalenza, ma richiedono una risposta di gratitudine. Naaman il Siro è stato guarito dalla lebbra attraverso il ministero del profeta Eliseo; ad Eliseo egli pensa di dare una ricompensa, vorrebbe in qualche modo ‘pagare’ la guarigione ricevuta. Ed Eliseo rifiuta energicamente: quella guarigione è un dono, non una prestazione medica; non puù essere pagata come non si puù mai pagare la bonta, la benevolenza, l’affetto, l’amore. Chi volesse comperare l’amore, dice il Cantico, mostrerebbe di non aver capito nulla e meriterebbe solo disprezzo. E allora Naaman trova una soluzione ingegnosa: carica due muli con un po’ della terra di Israele e se la porta dietro, quella terra, nella sua patria. Quando sarà il tempo della preghiera, potrà prostrarsi su quella terra e adorare il Dio di Israele dal quale ha ricevuto il dono della guarigione. Non pagherà la guarigione, ma vivrà con riconoscenza alla presenza di Dio.

[...] Il mondo e la vita sono solo un dato o sono anche un dono? Probabilmente inclinerà a riconoscere il dono chi nella sua infanzia ha sperimentato l’amore degli altri (dei genitori, degli amici); e farà più fatica a riconoscere il dono chi avrà avuto esperienze dolorose di solitudine e di abbandono. Ma il cuore dell’uomo è creativo, originale, libero; le esperienze passate lo inclinano ma non lo determinano; a volte, il cuore umano sa generare gioia anche in mezzo alle tribolazioni e sa custodire speranza anche tra le delusioni. Quando il cuore passa dall’apprezzamento della vita al ringraziamento passa dalla salute alla salvezza. Il vangelo vuol farci percorrere questo itinerario a partire dalla conoscenza delle parole e delle opere di Gesù. E’ come se Dio avesse pensato così: “Ho dato all’uomo il mondo come segno del mio amore; ma so anche che questo mondo non è facile da decifrare e che il maligno farà di tutto perchè l’uomo si appropri delle cose e le viva non come doni di cui essere riconoscenti ma come patrimoni da sfruttare. Debbo dargli un segno inequivocabile, scritto nella storia a caratteri cubitali perchè l’uomo lo possa leggere, nonostante tutte le sue miopie. E’ Per questo ci è stato donato Gesù, perchè tutti i possibili dubbi sull’amore di Dio cedessero di fronte alla rivelazione di colui che ci ama e ha dato la vita per noi. Gesù èpassato in mezzo a noi facendo del bene e sanando tutti quelli che stavano sotto il potere del male. Ha amato e ha continuato ad amare anche quando ha incontrato dolorosamente la cattiveria e l’ingiustizia. Un uomo così non lo abbiamo fatto noi; non lo ha prodotto l’evoluzione della specie, non lo ha educato la riflessione filosofica. Un uomo così viene da Dio ed è segno di Dio. Lo ha capito benissimo il Samaritano che, guarito dalla lebbra, torna: ringrazia Gesù e loda Dio a gran voce.

L’inganno che blocca la nostra gratitudine è il timore che il dono leghi il donatario, mentre di fronte al puro dato rimarrei più libero. In superficie le cose stanno così; ma, se andiamo alla radice dell’esperienza umana, ci accorgiamo che è vero esattamente il contrario: vivere al cospetto di Dio donatore libera dalla paura della solitudine, dal bisogno di affermare se stesso, dai ricatti del mondo che dice di essere tutto per me e pretende che io sia tutto per lui. [...]

Tratto dall’Omelia di Monsignor Luciano Monari vescovo di Brescia
14 Ottobre 2007

Preghiera di Inizio camminata

domenica, 30 settembre 2007

Logo 2007-08 Parola di Dio

Se dunque cerchi per dove passare, accogli Cristo perchè egli è la via: “Questa è la strada, percorretela” (Is 30,21).
Dice Agostino “Cammina attraverso l’uomo e giungerai a Dio”.
E’ meglio zoppicare sulla via, che camminare a forte andatura fuori strada. Chi zoppica sulla strada, anche se avanza poco, si avvicina tuttavia al termine. Chi invece cammina fuori strada, quanto più velocemente corre, tanto più si allontana dalla meta. (S.Tommaso)

Tutti alla FESTA di APERTURA DELL’ORATORIO!!!

Dal Vangelo di Giovanni

mercoledì, 18 aprile 2007

Dio è amore

A due settimane dalla Pasqua, e in questo nostro periodo storico, le parole del vangelo risuonano sempre e con maggior vigore.

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.”

Gv 3, 16-20

Per i cristiani perseguitati, per le vittime di ogni ingiustizia e invidia umana: per la tua forza siano fedeli alla loro fede e alla loro coscienza.

Per coloro che hanno di te l’idea errata di giudice vendicatore: scoprano che tu sei Padre e che ci hai tanto amato da consegnare Cristo tuo figlio per la vita del mondo.

Per tutti i credenti: comprendano che Cristo è giudizio luminoso dell’autenticità e del valore delle loro opere.

Per quanti sono preposti ai mezzi di comunicazione sociale: siano sempre umili cercatori e servitori della verità.

Per noi, che chiami a compiere la verità con opere disinteressate e trasparenti: ci sentiamo sempre più responsabili di questa nostra vocazione.

IO cosa posso fare?

lunedì, 19 febbraio 2007

Cottolengo

Dopo la visita alla Piccola Casa del Cottolengo di Torino, tante emozioni, a partire dal cuore, stimolano la mente.

Caritas Christi urget nos!
(“L’amore di Cristo ci sprona”, San Paolo, 2Cor 5,14)
è il motto della Casa e viene dalla frase che il Cottolengo stesso affisse sulla porta del primo “Deposito”.

Vedere e ascoltare della partecipazione alla vita della Piccola Casa nella spontaneità della donazione di sé e del servizio agli ospiti, è occasione unica di riflessione su se stessi e stimola a un ripensamento circa la propria esistenza, i propri valori, la povertà, la religione, l’emarginazione… In vari modi, aver visto chi vive accanto a chi conduce un’esistenza nel disagio lascia una traccia significativa nel proprio cuore e, spesso, sollecita a una revisione della propria vita.”

Per la famiglia, per i fratelli e le sorelle,
Io cosa posso fare?
Per la comunità, l’oratorio e gli amici,
Io cosa posso fare?
Per la società e per coloro che la società esclude,
Io cosa posso fare?
per gli emarginati e gli ammalati,
Io cosa posso fare?
Per chi amiamo e per chi ci ama,
Io cosa posso fare?
Per chi non ci ama e per chi ci è distante,
cosa posso fare, Io?

Link al sito della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino
Dal Movimento per la Vita