Archivi per la categoria ‘Pensieri’

Benedetto XVI: rubare non è per niente umano

venerdì, 19 febbraio 2010

Non si dica più ‘ha mentito, è umano; ha rubato, è umano’ ”. Lo chiede Benedetto XVI nel discorso rivolto a braccio al clero di Roma, nel  consueto botta e risposta con i sacerdoti. “Questo – spiega il Papa – non è il vero essere umani. Essere umani è invece essere generosi, essere a immagine di Dio”. Per il Pontefice, “il peccato non è mai solidarietà, è sempre assenza di solidarietà”. E il sacerdote “deve essere uomo, vivere la vera umanità, il vero umanesimo, avere formazione delle virtù umane, sviluppare la sua intelligenza, i suoi affetti. Sappiamo che l’essere umano è ferito dal peccato, ma con l’aiuto di Cristo esce da questo oscuramento della propria natura”. Il Papa ha poi parlato di obbedienza: “È una parola che non piace nel nostro tempo, viene interpretata come alienazione, atteggiamento servile, sottomissione alla volontà di un altro, mentre l’autodeterminazione sarebbe la vera esistenza umana”. Per il Papa, invece, libertà e obbedienza sono “due cose che vanno insieme”.

Leggi l’articolo compleato su Avvenire.it

Pensieri sparsi tra preservativi e “c’eravamo tanto amati”

sabato, 21 marzo 2009

Ripropongo anche qua, una nota inserita già sul mio profilo di facebook, riguardo la “polemica” scaturita dalle parole del Papa sul problema dell’AIDS in Africa. Spero posso far riflettere qualcuno e se volete condividere i vostri pensieri lasciate un commento.

Il cinema è fantastico, è simile alla poesia ma in più ha delle immagini che ti scorrono davanti agli occhi.
Una cosa importante del cinema sta nel fatto che il montaggio ti permette, volendo, di modificare completamente la storia, di ribaltarla da capo a piedi rispetto a come l’avevi pensata.
La cosa buffa è che questo, oramai, funziona con tutti i media che hanno a che fare con le immagini in movimento e tra questi c’è ovviamente la tv.
L’importanza della TV è che forma le coscienze, raccontandoti notizie che seppur vere possono essere montate come meglio si preferisce.
A parte tutto questo preambolo, volevo soltanto inserire le parole esatte del discorso sui preservati contro l’AIDS pronunciato dal Papa, durante il viaggio verso l’Africa. Parole di risposta alla domanda di un giornalista francese.

D. – E ora, diamo di nuovo la parola ad una voce francese: è il nostro collega Philippe Visseyrias di France 2:

D. – Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio? Très Saint Père, Vous serait-il possible de répondre en français à cette question?

R. – Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.

Per leggere tutto il discorso:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2009/march/documents/hf_ben-xvi_spe_20090317_africa-interview_it.html

E allora, avete capito cosa c’entrano i preservativi?

Sono inseriti in un discorso molto più ampio, che non si ferma ai soli preservati, si parla anche di anima e di volontà. Certo se si guarda solo alla frase “non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi” sembrerebbe che il Papa abbia detto una bestemmia, ma non c’è solo quella frase.
La stessa è inserita in un contesto molto più grande, che in questo caso è molto importante al fine di capire il senso di tutta la riposta fatta al giornalista.

Papa, vescovi e lefebvriani

venerdì, 20 marzo 2009

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Qualche settimana fa, su alcuni TG nazionali, hanno dato la notizia che il Papa ha scritto una lettera aperta ai suoi vescovi per mettere a tacere le male lingue e per cercare di riportare un pò di ordine tra i pensieri dei vescovi della chiesa cattolica.
La notizia mi ha lasciato un pò perplesso e curioso, mai avevo sentito che il Papa tornasse a spiegare “cose” di cui aveva già parlato e per di più lo facesse perchè alcuni dei Vescovi non erano per nulla daccordo con il Suo operato.
Siccome non mi fido più dei Giornali come dei Telegiornali, perchè le notizie molto spesso sono travisate dalla realtà, sono andato a cercarmi le parole esatte usate dal Papa. E dove cercarle se non nel sito del Vaticano?

sito del vaticano –> Benedetto XVI –> lettere –> 2009 –>Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 vescovi consacrati dall’Arcivescovo Lefebvre (10 marzo 2009)

Ecco fatto. Trovata!

Ricordate tutti quei discorsi, vescovo negazionista, come si fa a rimuovere la scomunica per gente del genere, perchè mai l’ha fatto? ecc ecc.
Le risposte sono tutte in questa lettera.

Siccome so che molti tra voi sono pigri, anche quando si tratta di schiacciare col mouse dei link vi metto il testo qui sotto.

un saluto
Sberzo

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA
RIGUARDO ALLA REMISSIONE DELLA SCOMUNICA
DEI 4 VESCOVI CONSACRATI DALL’ARCIVESCOVO LEFEBVRE

Cari Confratelli nel ministero episcopale!

La remissione della scomunica ai quattro Vescovi, consacrati nell’anno 1988 dall’Arcivescovo Lefebvre senza mandato della Santa Sede, per molteplici ragioni ha suscitato all’interno e fuori della Chiesa Cattolica una discussione di una tale veemenza quale da molto tempo non si era più sperimentata. Molti Vescovi si sono sentiti perplessi davanti a un avvenimento verificatosi inaspettatamente e difficile da inquadrare positivamente nelle questioni e nei compiti della Chiesa di oggi. Anche se molti Vescovi e fedeli in linea di principio erano disposti a valutare in modo positivo la disposizione del Papa alla riconciliazione, a ciò tuttavia si contrapponeva la questione circa la convenienza di un simile gesto a fronte delle vere urgenze di una vita di fede nel nostro tempo. Alcuni gruppi, invece, accusavano apertamente il Papa di voler tornare indietro, a prima del Concilio: si scatenava così una valanga di proteste, la cui amarezza rivelava ferite risalenti al di là del momento. Mi sento perciò spinto a rivolgere a voi, cari Confratelli, una parola chiarificatrice, che deve aiutare a comprendere le intenzioni che in questo passo hanno guidato me e gli organi competenti della Santa Sede. Spero di contribuire in questo modo alla pace nella Chiesa.

Una disavventura per me imprevedibile è stata il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discreto di misericordia verso quattro Vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come la smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revoca di ciò che in questa materia il Concilio aveva chiarito per il cammino della Chiesa. Un invito alla riconciliazione con un gruppo ecclesiale implicato in un processo di separazione si trasformò così nel suo contrario: un apparente ritorno indietro rispetto a tutti i passi di riconciliazione tra cristiani ed ebrei fatti a partire dal Concilio – passi la cui condivisione e promozione fin dall’inizio era stato un obiettivo del mio personale lavoro teologico. Che questo sovrapporsi di due processi contrapposti sia successo e per un momento abbia disturbato la pace tra cristiani ed ebrei come pure la pace all’interno della Chiesa, è cosa che posso soltanto deplorare profondamente. Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie. Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco. Proprio per questo ringrazio tanto più gli amici ebrei che hanno aiutato a togliere di mezzo prontamente il malinteso e a ristabilire l’atmosfera di amicizia e di fiducia, che – come nel tempo di Papa Giovanni Paolo II – anche durante tutto il periodo del mio pontificato è esistita e, grazie a Dio, continua ad esistere.

Un altro sbaglio, per il quale mi rammarico sinceramente, consiste nel fatto che la portata e i limiti del provvedimento del 21 gennaio 2009 non sono stati illustrati in modo sufficientemente chiaro al momento della sua pubblicazione. La scomunica colpisce persone, non istituzioni. Un’Ordinazione episcopale senza il mandato pontificio significa il pericolo di uno scisma, perché mette in questione l’unità del collegio episcopale con il Papa. Perciò la Chiesa deve reagire con la punizione più dura, la scomunica, al fine di richiamare le persone punite in questo modo al pentimento e al ritorno all’unità. A vent’anni dalle Ordinazioni, questo obiettivo purtroppo non è stato ancora raggiunto. La remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno. Questo gesto era possibile dopo che gli interessati avevano espresso il loro riconoscimento in linea di principio del Papa e della sua potestà di Pastore, anche se con delle riserve in materia di obbedienza alla sua autorità dottrinale e a quella del Concilio. Con ciò ritorno alla distinzione tra persona ed istituzione. La remissione della scomunica era un provvedimento nell’ambito della disciplina ecclesiastica: le persone venivano liberate dal peso di coscienza costituito dalla punizione ecclesiastica più grave. Occorre distinguere questo livello disciplinare dall’ambito dottrinale. Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali. Finché la Fraternità non ha una posizione canonica nella Chiesa, anche i suoi ministri non esercitano ministeri legittimi nella Chiesa. Bisogna quindi distinguere tra il livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livello dottrinale in cui sono in questione il ministero e l’istituzione. Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa.

Alla luce di questa situazione è mia intenzione di collegare in futuro la Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” – istituzione dal 1988 competente per quelle comunità e persone che, provenendo dalla Fraternità San Pio X o da simili raggruppamenti, vogliono tornare nella piena comunione col Papa – con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Con ciò viene chiarito che i problemi che devono ora essere trattati sono di natura essenzialmente dottrinale e riguardano soprattutto l’accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi. Gli organismi collegiali con i quali la Congregazione studia le questioni che si presentano (specialmente la consueta adunanza dei Cardinali al mercoledì e la Plenaria annuale o biennale) garantiscono il coinvolgimento dei Prefetti di varie Congregazioni romane e dei rappresentanti dell’Episcopato mondiale nelle decisioni da prendere. Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 – ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive.

Spero, cari Confratelli, che con ciò sia chiarito il significato positivo come anche il limite del provvedimento del 21 gennaio 2009. Ora però rimane la questione: Era tale provvedimento necessario? Costituiva veramente una priorità? Non ci sono forse cose molto più importanti? Certamente ci sono delle cose più importanti e più urgenti. Penso di aver evidenziato le priorità del mio Pontificato nei discorsi da me pronunciati al suo inizio. Ciò che ho detto allora rimane in modo inalterato la mia linea direttiva. La prima priorità per il Successore di Pietro è stata fissata dal Signore nel Cenacolo in modo inequivocabile: “Tu … conferma i tuoi fratelli” (Lc 22, 32). Pietro stesso ha formulato in modo nuovo questa priorità nella sua prima Lettera: “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15). Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non ad un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine (cfr Gv 13, 1) – in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più.

Condurre gli uomini verso Dio, verso il Dio che parla nella Bibbia: questa è la priorità suprema e fondamentale della Chiesa e del Successore di Pietro in questo tempo. Da qui deriva come logica conseguenza che dobbiamo avere a cuore l’unità dei credenti. La loro discordia, infatti, la loro contrapposizione interna mette in dubbio la credibilità del loro parlare di Dio. Per questo lo sforzo per la comune testimonianza di fede dei cristiani – per l’ecumenismo – è incluso nella priorità suprema. A ciò si aggiunge la necessità che tutti coloro che credono in Dio cerchino insieme la pace, tentino di avvicinarsi gli uni agli altri, per andare insieme, pur nella diversità delle loro immagini di Dio, verso la fonte della Luce – è questo il dialogo interreligioso. Chi annuncia Dio come Amore “sino alla fine” deve dare la testimonianza dell’amore: dedicarsi con amore ai sofferenti, respingere l’odio e l’inimicizia – è la dimensione sociale della fede cristiana, di cui ho parlato nell’Enciclica Deus caritas est.

Se dunque l’impegno faticoso per la fede, per la speranza e per l’amore nel mondo costituisce in questo momento (e, in forme diverse, sempre) la vera priorità per la Chiesa, allora ne fanno parte anche le riconciliazioni piccole e medie. Che il sommesso gesto di una mano tesa abbia dato origine ad un grande chiasso, trasformandosi proprio così nel contrario di una riconciliazione, è un fatto di cui dobbiamo prendere atto. Ma ora domando: Era ed è veramente sbagliato andare anche in questo caso incontro al fratello che “ha qualche cosa contro di te” (cfr Mt 5, 23s) e cercare la riconciliazione? Non deve forse anche la società civile tentare di prevenire le radicalizzazioni e di reintegrare i loro eventuali aderenti – per quanto possibile – nelle grandi forze che plasmano la vita sociale, per evitarne la segregazione con tutte le sue conseguenze? Può essere totalmente errato l’impegnarsi per lo scioglimento di irrigidimenti e di restringimenti, così da far spazio a ciò che vi è di positivo e di ricuperabile per l’insieme? Io stesso ho visto, negli anni dopo il 1988, come mediante il ritorno di comunità prima separate da Roma sia cambiato il loro clima interno; come il ritorno nella grande ed ampia Chiesa comune abbia fatto superare posizioni unilaterali e sciolto irrigidimenti così che poi ne sono emerse forze positive per l’insieme. Può lasciarci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 Istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa? Penso ad esempio ai 491 sacerdoti. Non possiamo conoscere l’intreccio delle loro motivazioni. Penso tuttavia che non si sarebbero decisi per il sacerdozio se, accanto a diversi elementi distorti e malati, non ci fosse stato l’amore per Cristo e la volontà di annunciare Lui e con Lui il Dio vivente. Possiamo noi semplicemente escluderli, come rappresentanti di un gruppo marginale radicale, dalla ricerca della riconciliazione e dell’unità? Che ne sarà poi?

Certamente, da molto tempo e poi di nuovo in quest’occasione concreta abbiamo sentito da rappresentanti di quella comunità molte cose stonate – superbia e saccenteria, fissazione su unilateralismi ecc. Per amore della verità devo aggiungere che ho ricevuto anche una serie di testimonianze commoventi di gratitudine, nelle quali si rendeva percepibile un’apertura dei cuori. Ma non dovrebbe la grande Chiesa permettersi di essere anche generosa nella consapevolezza del lungo respiro che possiede; nella consapevolezza della promessa che le è stata data? Non dovremmo come buoni educatori essere capaci anche di non badare a diverse cose non buone e premurarci di condurre fuori dalle strettezze? E non dobbiamo forse ammettere che anche nell’ambiente ecclesiale è emersa qualche stonatura? A volte si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi – in questo caso il Papa – perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo.

Cari Confratelli, nei giorni in cui mi è venuto in mente di scrivere questa lettera, è capitato per caso che nel Seminario Romano ho dovuto interpretare e commentare il brano di Gal 5, 13 – 15. Ho notato con sorpresa l’immediatezza con cui queste frasi ci parlano del momento attuale: “Che la libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!” Sono stato sempre incline a considerare questa frase come una delle esagerazioni retoriche che a volte si trovano in san Paolo. Sotto certi aspetti può essere anche così. Ma purtroppo questo “mordere e divorare” esiste anche oggi nella Chiesa come espressione di una libertà mal interpretata. È forse motivo di sorpresa che anche noi non siamo migliori dei Galati? Che almeno siamo minacciati dalle stesse tentazioni? Che dobbiamo imparare sempre di nuovo l’uso giusto della libertà? E che sempre di nuovo dobbiamo imparare la priorità suprema: l’amore? Nel giorno in cui ho parlato di ciò nel Seminario maggiore, a Roma si celebrava la festa della Madonna della Fiducia. Di fatto: Maria ci insegna la fiducia. Ella ci conduce al Figlio, di cui noi tutti possiamo fidarci. Egli ci guiderà – anche in tempi turbolenti. Vorrei così ringraziare di cuore tutti quei numerosi Vescovi, che in questo tempo mi hanno donato segni commoventi di fiducia e di affetto e soprattutto mi hanno assicurato la loro preghiera. Questo ringraziamento vale anche per tutti i fedeli che in questo tempo mi hanno dato testimonianza della loro fedeltà immutata verso il Successore di san Pietro. Il Signore protegga tutti noi e ci conduca sulla via della pace. È un augurio che mi sgorga spontaneo dal cuore in questo inizio di Quaresima, che è tempo liturgico particolarmente favorevole alla purificazione interiore e che tutti ci invita a guardare con speranza rinnovata al traguardo luminoso della Pasqua.

Con una speciale Benedizione Apostolica mi confermo

Vostro nel Signore

BENEDETTO PP. XVI

Dal Vaticano, 10 Marzo 2009

Paternità

venerdì, 30 gennaio 2009

Il ricordo della Shoah ci invita alla preghiera ed all’impegno contro ogni totalitarismo ed ogni discriminazione razziale

Approfondimenti
Dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, un No al totalitarismo, vedi n. 407.
Inoltre nel Catechismo della Chiesa Cattolicca, dal 1901 al 1904.

il Figliol prodigo - Rembrandt

Ho trascorso una parte del pomeriggio di domenica a rispondere ad alcune e-mail e “post personali” di Facebook riguardanti la revoca della scomunica ai vescovi della Fraternità San Pio X ordinati da mons. Lefebvre il 30 giugno 1988; un mio caro amico che non sentivo da tempo mi ha addirittura telefonato da Milano per chiedere spiegazioni. Il tono degli interlocutori, per lo più giovani, era sorpreso ed arrabbiato; alcuni giorni fa mi era successo qualcosa di simile a proposito dell’atteggiamento, secondo alcuni troppo silenzioso e remissivo, tenuto dalla Chiesa nei confronti dei musulmani che hanno pregato nelle piazze antistanti le cattedrali italiane.
Confesso che anch’io, almeno inizialmente, ho avuto una reazione di stupore; mi è venuta la voglia di capire; sono andato a cercare il testo autentico del comunicato, ne ho parlato con alcuni miei confratelli e mi sono messo in ginocchio davanti alla santissima Eucarestia per chiedere luce.
Leggendo il decreto della Santa Sede sono rimasto colpito da una espressione: “Sua santità Benedetto XVI, paternamente sensibile al disagio spirituale…” l’avverbio “paternamente” ha condotto con naturalezza la mia riflessione verso la parabola cosiddetta del figliol prodigo. In essa c’è tutta la paternità misericordiosa di un padre che soffre perchè la famiglia si è disgregata e non vede l’ora che il figlio ritorni a casa; penso alle sofferenze delle nostre famiglie quando un figlio si allontana…al figlio che ritorna il padre non lascia nemmeno il tempo di parlare, di chiedere scusa e subito gli getta le braccia al collo; la parabola racconta anche l’atteggiamento infastidito del secondo figlio; alla luce di questo testo ho pensato alle preoccupazioni del Papa e dei vescovi per l’unità della loro famiglia, la chiesa, e dell’umanità intera. Di fronte alle scuse di alcune comunità islamiche ed alle aperture della Fraternità san Pio X perchè chiudersi? Questo atteggiamento sembra essere in continuità con il profondo spirito ecumenico ed universale del Concilio Vaticano II; è lospirito con cui la chiesa guarda con simpatia, misericordia e amore ogni uomo ed ogni donna, si prende a cuore le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, desidera la pace, ama tutti, cristiani e musulmani, giudei e greci, schiavi e liberi, riformisti, progressisti, tradizionalisti la con lo stesso cuore di Gesù.
Grazie a tutti coloro che ci aiutano a pensare, ad andare oltre le prime sensazioni, a leggere la realtà con intelligenza e profondità per cogliere in essa la presenza pacificante e liberante dello Spirito.

don Nicolò Anselmi
don.nico@libero.it

Per maggiori informazioni, siccome non sono riuscito a trovare il decreto uffiale, rimando alle pagine di paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com

 

Emmaus 2009Emmaus 2009
In continuità con i Convegni Nazionali degli Assistenti Ecclesiastici svoltosi ad Assisi nel 2006 e 2008 e con la precedente esperienza degli “Eventi Emmaus” del 2007, l’AGESCI propone tre eventi formativi per Assistenti Ecclesiastici, per offrire un’occasione di crescita e di conoscenza del metodo educativo dello scautismo agli assistenti impegnati in Associazione. Gli Eventi Emmaus 2009 si configurano come un’esperienza formativa vissuta secondo lo stile dello scautismo, che prevede un coinvolgimento personale diretto, con sessioni contenutistiche, momenti di laboratorio e di confronto, momenti celebrativi comunitari.
Verranno realizzati in luoghi particolarmente significativi dal punto di vista della spiritualità cristiana, con l’attenzione a condividere alcuni momenti con le comunità religiose ospitanti. Tutte le informazioni sul sito http://www.agesci.org/.

Il ProdigioIl Prodigio che è in te
di Chiara Amirante – Nuovi Orizzonti
In questo libro, Chiara, da maestra esperta di vita, ci porta a percorrere una strada impegnativa ma sicura, perché lei stessa è costantemente alla scuola del miglior Istruttore del mondo: Gesù. Ci invita tutti in questa sfida stupenda: scoprire il prodigio che è nascosto in noi, liberarlo da ogni ‘abitudine depotenziante’ perché possa brillare di tutta la sua bellezza divina. Non puoi imprigionare il capolavoro di Dio che sei tu! Solo se hai il coraggio di entrare nei tuoi buchi neri, nelle distorsioni dei tuoi pensieri e sentimenti, nelle tue paure più oscure, nelle tue gabbie dorate, puoi raggiungere ancora una volta la libertà, gli spazi sconfinati, la luce, puoi vivere la vita in pienezza. Maggiori informazioni e acquisto visita il sito http://www.nuoviorizzonti-onlus.com.

Fede Cultura a BisceglieFede e Cultura in Dialogo
Sabato 31 gennaio, alle ore 18.00, presso il Teatro Garibaldi di Bisceglie avrà luogo il primo
incontro del ciclo “Fede e Cultura in dialogo a Bisceglie”. 
Francesco Giorgino, volto noto del TG1 ma anche docente presso l’Università la Sapienza di Roma, dialogherà con Mons. Mauro Cozzoli, professore ordinario di teologia morale presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. I due relatori si confronteranno su una tematica tanto ampia quanto attuale: la verità. Esiste la verità o esistono solo opinioni? Il giornalismo e l’università sono al servizio della verità o di altri interessi? L’incontro sarà moderato dal Prof. Luciano Gigante, preside del Liceo Scientifico di Trani.
Si tratta del primo incontro di un ciclo che proseguirà con altri due dialoghi, rispettivamente a marzo e a maggio, sulla bioetica e sul rapporto tra scienza e fede. Obiettivo del progetto è quello di favorire il dialogo tra il mondo della cultura e la Chiesa cattolica, offrendo alla cittadinanza un’occasione per riflettere su tematiche attuali insieme ai maggiori esperti e al tempo stesso rifuggire dai luoghi comuni del tipo “La Chiesa dice…” o “gli scienziati dicono…”. Il progetto peraltro si inserisce nel programma nazionale di pastorale giovanile denominato “Agorà dei Giovani” che  individua l’anno 2008-2009 come Anno della Cultura. Maggiori informazioni sul sito www.agorajo.it 

The mission – Good Morning Vietnam

sabato, 15 settembre 2007

Succede,
che quando si sorseggia il the in attesa che il cervello si svegli sul serio, tornano in mente i film che per curiosità avete guardato nelle serate precedenti.

Good Morning Vietnam

Ieri sera, invece, sulla TSI1 verso mezzanotte hanno trasmesso un film – a mio parere – stupendo. Good Morning Vietnam del 1987, con Robin Williams.
Per chi non lo conoscesse, rimando al sito Cinematografo.it per la trama.
Un film che colpisce per il modo con cui viene raccontata la drammaticità della guerra, attraverso la comicità e l’ingenuità di un dj radiofonico e una storia d’amore in sottofondo che non finisce coi soliti baci.

The Mission

Due sere fa, o tre, non mi ricordo più, ho visto il film The Mission,girato nel 1986 per intenderci quello con Robet de Niro e Jeremy Irons lo stesso per cui Ennio Morricone rischiava di vincere un oscar per le musiche. Spero che tutti o almeno la maggior parte di Voi ne abbiano sentito parlare.
“Esempio di cinema spettacolare ad alto livello che ha tutte le carte in mano per piacere a pubblico e critica: nobili temi e forti conflitti drammatici, una star (De Niro), un ottimo attore (Irons)[...]” (Laura e Morando Morandini, Telesette)
Per la trama vi rimando al sito Cinematografo.it
Per qualche cenno storico, Wikipedia.it
Scontato raccontare quanto sia fatto bene il film e quanto sia vero mi soffermerò, allora, su un dialogo, verso la fine del film, tra il Cardinale Altamirano, il sig. Carlotta e il sig. Onthar:

Card: E avete la sfrontatezza di dirmi che questa carneficina era necessaria?
Carl: Ho fatto quello che dovevo fare data la legittimità della decisione che Voi avete sanzionato, dovrei rispondere SI, sinceramente si.
(pausa)
Onth: Non avevate altra scelta Eminenza, dobbiamo lavorare nel mondo, il mondo è così.
Card: Non signor Onthar, così l’abbiamo fatto noi questo mondo, così l’ho fatto io.

Quanto sono vere queste parole, è vero, siamo nel mondo perchè siamo stati creati, ma il mondo non è sempre stato così.
E’ così perchì Noi abbiamo permesso che lo diventasse.

Fatemi sapere cosa ne pensate,
magari queste cose non vi interessano, magari stò impazzendo o magari anche voi la pensate così…
scrivetelo!

un saluto

“Il matrimonio appartiene a

giovedì, 14 giugno 2007

quella persona verso la quale il cuore si tende come in un abbraccio”. (Rona Jaffe)
La passione? La passione è un terremoto, è un abisso che si apre all’improvviso, è una febbre senza rimedio, è un’insonnia che ci tiene svegli anche in sogno.
Ma il matrimonio è un abbraccio.
Che ci protegge e rassicura. Un abbraccio in cui raggomitolarsi e dormire: senza paure, senza timori.

Tratto da City del 14/06/2007

Abbraccio di Klimt