
A Milano non aprirà al pubblico la mostra “Vade retro: arte e omosessualità”, da von Gloeden a Pierre et Gilles, in programma al Palazzo della Regione di Milano.
Forse sarà Napoli la “fortunata” città ad ospitarla, dopo la censura di due delle “opere” al centro di aspre polemiche.
La prima è una scultura di Paolo Schmidlin, intitolata “Miss Kitty”: un vecchio seminudo con parrucca biondo platino, una molletta tra i capelli, l’anello papale al dito, una mantellina aperta sul petto, un perizoma e delle autoreggenti, le cui fattezze del volto ricordano Papa Benedetto XVI.
La seconda è una manipolazione della famosa fotografia rubata si Sircana fermo con la macchina vicino a un transessuale, che nell’”opera” viene identificato con Gesù: “Ecce Trans”…!
A fronte di questo scempio della cultura artistica, da non confondere con la “disartizzazione” dell’arte moderna che rinuncia a presentarsi come capolavoro, rinunciando anche alla bellezza e all’eternità che caratterizzavano, invece, l’arte tradizionale, il mio commento fa eco a quello di illustri allestitori di gallerie: «quelle opere fanno schifo». Non esiste in queste schifezze, infatti, l’elemento riflessivo e ironico al centro delle opere moderne che rivendicano la dimensione autonoma dell’arte, ma solo un elementare cattivo gusto per la provocazione.
L’esposizione, dovunque si tenti di allestirla, essendo promossa dal Comune, un’istituzione pubblica, dovrebbe tener conto della sensibilità del pubblico fatta anche di credenti che, Vangelo alla mano, sapranno sicuramente chiarire le idee a chi fa di confuse reminiscenze catechistiche la chiave di lettura di un’opera chiaramente blasfema come quella intitolata “Ecce Trans”.
Desiderei concludere anch’io, come Sergio Rizza, citando il grande Giovanni Paolo II che mi pare non si limitasse a dire – «Non abbiate paura!» – ma che concludesse l’accorato invito urlando «Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!».
Domitia Caramazza
Tratto da MetroNews.it
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