Archivio di settembre 2008

NUOVO LEZIONARIO AMBROSIANO!!!

domenica, 28 settembre 2008

Nascita di Cristo

di Norberto VALLI
membro della Congregazione del Rito ambrosiano

In vista dell’ormai prossima pubblicazione del nuovo Lezionario ambrosiano si rende noto lo schema delle letture contenute nel Libro primo, che accompagnerà la celebrazione del Mistero dell’Incarnazione, nelle sue diverse scansioni.

Si noterà anzitutto la rinnovata impostazione del tempo di Avvento. Nella successione delle domeniche la liturgia si fa eco dell’aspirazione di Israele e dell’intero creato alla salvezza, riproponendo le parole dei profeti fino a Giovanni Battista. Le prime cinque domeniche assumono dunque una titolatura che offre una chiave interpretativa dei testi proposti alla meditazione dei fedeli.

Rispetto al Lezionario finora utilizzato, non sfuggirà la collocazione alla quarta domenica dei brani relativi all’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme. In tal modo si recupera in pienezza un elemento della tradizione ambrosiana nel suo preciso contesto. L’itinerario culmina nella celebrazione dell’Incarnazione del Signore, che dà il nome alla sesta domenica di Avvento, più comunemente indicata come Divina Maternità della Beata Vergine Maria.

La ridefinizione della domenica successiva alla festa di San Martino quale punto di riferimento per l’inizio dell’Avvento comporta che periodicamente la vigilia di Natale possa cadere in un giorno domenicale. Questa ulteriore domenica, rispetto alle sei di Avvento, ha un ordinamento di letture specifico.

La seconda articolazione del Libro primo è costituita dalle feste natalizie. Meritano attenzione, in modo particolare, le messe vigiliari del Santo Natale e dell’Epifania. In vista di una loro celebrazione completa, il Lezionario propone le quattro pericopi anticotestamentarie con i loro salmelli, oltre all’epistola e al Vangelo. L’auspicio è che l’unica solenne Eucarestia, prevista nel rito ambrosiano nelle Grandi Vigilie, sia opportunamente sottolineata nella prassi pastorale delle nostre comunità.

Dopo la festa del Battesimo di Gesù, il rito romano inizia il tempo per annum, che si interrompe con la Quaresima per riprendere dopo Pentecoste. Il nuovo Lezionario ambrosiano preferisce connotare le settimane seguenti l’Epifania dispiegando i misteri concentrati in questa solennità. La memoria del Battesimo al Giordano in essa contenuta ha trovato già da tempo una sua riproposizione nella prima domenica dopo l’Epifania.

In coerenza con questo dato, si è stabilito di conferire di nuovo al segno epifanico di Cana il giusto rilievo, ogni anno, nella seconda domenica. E, parimenti, il miracolo dei pani, cantato nell’inno vespertino dell’Epifania, è proposto, nelle sue diverse redazioni, alla terza domenica, quando non coincide con la festa della Santa Famiglia. Le successive domeniche, celebrate o meno, in base alle esigenze di calendario, prevedono l’ulteriore approfondimento del significato della manifestazione di Cristo nella sua signoria divina sul creato e sulla vita dell’uomo.

A modulare il passaggio al tempo di Quaresima saranno sempre la domenica detta “della divina clemenza” e la domenica “del perdono”, nelle quali, contemplando la misericordia di Dio e la sua disponibilità a perdonare, ciascun fedele sarà aiutato a prepararsi in modo adeguato all’intensità dei giorni quaresimali.

Sui Vangeli della Resurrezione, che arricchiscono ogni vigilia domenicale, si avrà modo di tornare.

Per saperne di più visitare il sito della diocesi:
www.chiesadimilano.it

La piccola matita

lunedì, 22 settembre 2008

Lo spettacolo su Madre Teresa di sabato sera mi ha colpito molto, e mi ha messo alla ricerca di altre sue parole, perché quelle che avevo sentito erano magnifiche.
Voglio condividere con voi queste.

“E’ proprio per la mia inutilità, per la mia incapacità e perché io sono indegna che Tu mi hai scelto.”

“La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.”

“Io non penso di avere qualità speciali,
non pretendo niente per il lavoro che svolgo.
E’ opera Sua.
Io sono come una piccola matita nelle Sue mani, nient’altro.
E’ Lui che pensa. E’ Lui che scrive.
La matita non ha nulla a che fare con tutto questo.
La matita deve solo essere usata.”

Dalla prima lettera di Paolo ai suoi di Corinto

giovedì, 18 settembre 2008

Carità elemosina

Fratelli, aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte.
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.
La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato.
Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

1Cor 12,31-13,13

Non è per inserire qualcosa nel blog, non è per essere banale o scontato.
Soltanto per ricordarci, per sollecitarci, per educarci a far sempre del bene. Non come lo intendiamo noi, ma come lo intende quell’Uomo appeso alla Croce.

COSA STIAMO LASCIANDO???

venerdì, 12 settembre 2008

Prendendo al volo la proposta, lascio queste parole del papa che ci riguardano da vicino.

Cari giovani, permettetemi di farvi ora una domanda. Che cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà? State vivendo le vostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà?
Come state usando i doni che vi sono stati dati, la “forza” che lo Spirito Santo è anche ora pronto a effondere su di voi? Che eredità lascerete ai giovani che verranno? Quale differenza voi farete?…
Benedetto XVI, GMG 2008, Sydney.

Tante volte non si pensa a come si sta vivendo la propria vita, ma si lascia tutto al caso; queste parole ci invitano oggi a pensare non solo al nostro modo di vivere ma anche a quale testimonianza noi stiamo dando alle nuove generazioni che hanno sempre più bisogno di esempi che li facciano crescere.

«Salvatore sentiva, ma nessuno lo capiva»

giovedì, 4 settembre 2008

Riguardo all’eutanasia vi faccio leggere un articolo di qualche mesetto fa, ma se cercate su internet ce ne sono a centinai di casi simili a questo.
Mai, mai perdere la speranza.

La testimonianza di Pietro Crisafulli: suo fratello è rimasto in coma per oltre due anni Per i sanitari non sentiva più nulla invece, quando si è risvegliato ha rivelato di avere sempre compreso ogni cosa

Salvatore Crisafulli è tornato a soffrire alla notizia del decreto della Corte d’Appello di Milano che permette di interrompere ali­mentazione e idratazione a Eluana Englaro.
Sente ancora vivo il ricor­do di quando lui stesso si trovava in stato vegetativo e nessun medico voleva credere che si sarebbe ripre­so: «Lo davano per spacciato – rac­conta il fratello Pietro – ma noi fa­miliari vedevamo che piangeva, a­vevamo il sospetto che potesse ca­pire, ma venivamo regolarmente ca­tegoricamente disillusi dai medici.
Ma quando si è svegliato, Salvatore ha potuto rivelare che sentiva tutto, e che poteva solo piangere per farsi capire».
Il caso di Salvatore venne alla ribal­ta mentre il mondo assisteva impo­tente alla vicenda di Terri Schiavo, la donna statunitense in stato vegetativo che nel 2005 fu lasciata morire dopo una serie di ricorsi giudiziari.
«Salvatore conosceva la vicenda per­ché vedeva i notiziari televisivi – continua il fratello Pietro –.
Era in stato vegetativo dal settembre 2003, dopo un incidente stradale quando aveva 38 anni.
E tutti i medici ci di­cevano che non c’era nulla da fare, persino i luminari da cui lo abbiamo fatto visitare (anche all’estero) era­no concordi. Ricordo in particolare un viaggio in Austria, da cui eviden­temente Salvatore si attendeva mol­to: quando il professore stabilì che non avrebbe avuto più di 3-4 anni di vita, non solo pianse, ma cominciò a star male, gli venne la febbre».
Tuttavia passata l’emozione del ca­so Terri, i riflettori tornarono a spe­gnersi. «Non ce la facevamo più a reggere l’angoscia e la solitudine in cui come famiglia eravamo abban­donati – racconta ancora Pietro Cri­safulli –.
Fu allora che per protesta­re dissi che gli avrei “staccato la spi­na” se non avessimo trovato aiuto.
Sono parole di cui poi mi sono pen­tito, ma per capire bisogna cono­scere il grado di disperazione cui possono giungere i familiari di que­ste persone » .
Tuttavia qualcosa si mosse: «L’allora ministro della Sa­lute Francesco Storace si attivò e tro­vammo un ricovero in una struttu­ra attrezzata per una vera riabilita­zione.
E per tre mesi Salvatore ot­tenne quell’assitenza che nessuno gli aveva mai dato prima: lì col tem­po hanno capito che era cosciente e nell’ottobre è uscito dal coma».
Iniziava un nuovo percorso, aperto alla speranza anche se ancora diffi­coltoso: «Per i primi 18 mesi l’assi­stenza è stata buona, poi è andata scemando, tra intoppi burocratici e carenze di fondi.
Ma Salvatore con­tinua a migliorare: ora muove an­che le spalle e le dita dei piedi. E so­prattutto può comunicare».
Al mat­tino, quando è più fresco, «riesce a parlare con la sua voce.
Nel pome­riggio, di solito, utilizza due diffe­renti sistemi elettronici per tra­smetterci il suo pensiero. Adesso per esempio sta scrivendo un comuni­cato proprio sul caso di Eluana».
Un caso che non può non colpire chi è passato attraverso un percorso a­nalogo: «Parlando di Terri Schiavo, Salvatore ci ha detto che si rendeva conto di essere in una situazione si­mile ».
Ora Salvatore «ha una voglia di vi­vere incredibile, ha fiducia di poter migliorare ancora – aggiunge Pietro Crisafulli –.
Stiamo preparando un viaggio in Florida, perché abbiamo saputo che c’è una terapia iperbari­ca che potrebbe fargli recuperare un 30% delle sue capacità.
Dobbiamo sempre avere fiducia nelle possibi­lità della scienza medica nel futu­ro ».
Dalla vicenda del fratello, Pietro Crisafulli ha ormai tratto molta e­sperienza: «Conosco 837 casi di per­sone in stato vegetativo, credo di po­ter affermare che almeno 350 di questi sono in grado di capire quel che succede loro intorno ma non riescono a comunicare in alcun mo­do.
Proprio oggi (ieri, ndr) so che un uomo di 36 anni, in stato vegetativo dopo un incidente stradale da nove anni, si è svegliato e ha mosso le di­ta per scrivere.
È fuori di dubbio che la ripresa di questi malati è lunga e incerta, ma la speranza non va mai abbandonata. E le famiglie vorreb­bero che la politica non fosse orien­tata verso una cultura di morte, ma a garantire i sostegni cui le persone disabili gravi hanno diritto».

© Copyright Avvenire, 11 luglio 2008

Tratto da paparatzinger-blograffaella.blogspot.com

Lo spirito smuove gli animi

lunedì, 1 settembre 2008

St.Mary - Sidney - WYD08

Sempre più spesso, quando esco in compagnia, si finisce sempre a parlare di Chiesa da qualsiasi punto parta il discorso.
Sembra che tutti quelli con cui parlo credano in Dio, ma in un modo tutto loro particolare. Individuale e segreto, come se nessun altro debba vederli dialogare con Dio.
E vedono la Chiesa come un nemico, grazie ai peccati di pochi preti che, a quanto sembra, hanno rovinato e continuano indirettamente a turbare le coscenze di alcuni.
Un nemico, che attenta alla vita, alla libertà, alla gioia.
Un nemico vestito di bianco e di porpora immanicati in intrighi loschi alle spalle della gente.

L’altra sera ho avuto un pò di paura. Perchè è come se mi avessero toccato nel profondo e ho dovuto cercare di difendere quello in cui credo e per cui presto la mia vita.
La cosa peggiore è quando non puoi rispondere, perchè non sai le cose. Perchè alcuni fatti di cronaca, non li avevo sentiti, o particolari della storia della chiesa non li conoscevo. Ma mi sono accorto che molte delle cose che io ho imparato da bambino a catechismo loro non le conoscono.
E anche un comportamento del Papa o semplicemente un NO detto dalla chiesa è difficile da spiegare se non si hanno delle basi.
A volte bisogna partire da 0. Da Gesù.
Forse è proprio la conoscenza di Lui quello che manca.

Riuscire ad accogliere Gesù, per poi accogliere la Chiesa.