Archivio di gennaio 2009

M’illumino di meno

sabato, 31 gennaio 2009

M’illumino di meno

Ciao a Tutti,

dopo la riunione di solidale abbiamo deciso di dare un segnale con la nostra botteguccia a M’ILLUMINO DI MENO in collaborazione con Caterpillar su radio2 che su internet potete trovare all’indirizzo:
http://milluminodimeno.blog.rai.it/
oppure
http://www.radio.rai.it/radio2/caterueb2006/.

VENERDì 13 FEBBRAIO dalle ore 17 CI TROVIAMO NEL CORTILE PER ORGANIZZARE UNA MERENDA AL BUIOCON TUTTE LE CANDELE PER IL CORTILE E LE LUCI SPENTE IN BOTTEGA (un po’ come il blackout del 19 dicembre :) ))).
ASPETTIAMO I VOSTRI DOLCI DI RICICLO (caldeggiamo panettoni con creme varie o torte di panettone e cacao: insomma panettoni e i panettoncini qui in bottega vanno mangiati!!!)..

venite, con tutti i vostri amici FATE GIRARE LA VOCE!!!

Caro e Vale
Migrando – la bottega

 All’iniziativa “M’illumino di meno” partecipano anche il Comune di Ferno e la Parrocchia S. Martino e S. Antonio di Ferno.
Il primo dalle 18.00 spegnerà l’illuminazione intorno alla sala del consiglio, il secondo, sempre dalle 18.00, spegnerà l’illuminazione esterna del campanile.

Paternità

venerdì, 30 gennaio 2009

Il ricordo della Shoah ci invita alla preghiera ed all’impegno contro ogni totalitarismo ed ogni discriminazione razziale

Approfondimenti
Dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, un No al totalitarismo, vedi n. 407.
Inoltre nel Catechismo della Chiesa Cattolicca, dal 1901 al 1904.

il Figliol prodigo - Rembrandt

Ho trascorso una parte del pomeriggio di domenica a rispondere ad alcune e-mail e “post personali” di Facebook riguardanti la revoca della scomunica ai vescovi della Fraternità San Pio X ordinati da mons. Lefebvre il 30 giugno 1988; un mio caro amico che non sentivo da tempo mi ha addirittura telefonato da Milano per chiedere spiegazioni. Il tono degli interlocutori, per lo più giovani, era sorpreso ed arrabbiato; alcuni giorni fa mi era successo qualcosa di simile a proposito dell’atteggiamento, secondo alcuni troppo silenzioso e remissivo, tenuto dalla Chiesa nei confronti dei musulmani che hanno pregato nelle piazze antistanti le cattedrali italiane.
Confesso che anch’io, almeno inizialmente, ho avuto una reazione di stupore; mi è venuta la voglia di capire; sono andato a cercare il testo autentico del comunicato, ne ho parlato con alcuni miei confratelli e mi sono messo in ginocchio davanti alla santissima Eucarestia per chiedere luce.
Leggendo il decreto della Santa Sede sono rimasto colpito da una espressione: “Sua santità Benedetto XVI, paternamente sensibile al disagio spirituale…” l’avverbio “paternamente” ha condotto con naturalezza la mia riflessione verso la parabola cosiddetta del figliol prodigo. In essa c’è tutta la paternità misericordiosa di un padre che soffre perchè la famiglia si è disgregata e non vede l’ora che il figlio ritorni a casa; penso alle sofferenze delle nostre famiglie quando un figlio si allontana…al figlio che ritorna il padre non lascia nemmeno il tempo di parlare, di chiedere scusa e subito gli getta le braccia al collo; la parabola racconta anche l’atteggiamento infastidito del secondo figlio; alla luce di questo testo ho pensato alle preoccupazioni del Papa e dei vescovi per l’unità della loro famiglia, la chiesa, e dell’umanità intera. Di fronte alle scuse di alcune comunità islamiche ed alle aperture della Fraternità san Pio X perchè chiudersi? Questo atteggiamento sembra essere in continuità con il profondo spirito ecumenico ed universale del Concilio Vaticano II; è lospirito con cui la chiesa guarda con simpatia, misericordia e amore ogni uomo ed ogni donna, si prende a cuore le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, desidera la pace, ama tutti, cristiani e musulmani, giudei e greci, schiavi e liberi, riformisti, progressisti, tradizionalisti la con lo stesso cuore di Gesù.
Grazie a tutti coloro che ci aiutano a pensare, ad andare oltre le prime sensazioni, a leggere la realtà con intelligenza e profondità per cogliere in essa la presenza pacificante e liberante dello Spirito.

don Nicolò Anselmi
don.nico@libero.it

Per maggiori informazioni, siccome non sono riuscito a trovare il decreto uffiale, rimando alle pagine di paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com

 

Emmaus 2009Emmaus 2009
In continuità con i Convegni Nazionali degli Assistenti Ecclesiastici svoltosi ad Assisi nel 2006 e 2008 e con la precedente esperienza degli “Eventi Emmaus” del 2007, l’AGESCI propone tre eventi formativi per Assistenti Ecclesiastici, per offrire un’occasione di crescita e di conoscenza del metodo educativo dello scautismo agli assistenti impegnati in Associazione. Gli Eventi Emmaus 2009 si configurano come un’esperienza formativa vissuta secondo lo stile dello scautismo, che prevede un coinvolgimento personale diretto, con sessioni contenutistiche, momenti di laboratorio e di confronto, momenti celebrativi comunitari.
Verranno realizzati in luoghi particolarmente significativi dal punto di vista della spiritualità cristiana, con l’attenzione a condividere alcuni momenti con le comunità religiose ospitanti. Tutte le informazioni sul sito http://www.agesci.org/.

Il ProdigioIl Prodigio che è in te
di Chiara Amirante – Nuovi Orizzonti
In questo libro, Chiara, da maestra esperta di vita, ci porta a percorrere una strada impegnativa ma sicura, perché lei stessa è costantemente alla scuola del miglior Istruttore del mondo: Gesù. Ci invita tutti in questa sfida stupenda: scoprire il prodigio che è nascosto in noi, liberarlo da ogni ‘abitudine depotenziante’ perché possa brillare di tutta la sua bellezza divina. Non puoi imprigionare il capolavoro di Dio che sei tu! Solo se hai il coraggio di entrare nei tuoi buchi neri, nelle distorsioni dei tuoi pensieri e sentimenti, nelle tue paure più oscure, nelle tue gabbie dorate, puoi raggiungere ancora una volta la libertà, gli spazi sconfinati, la luce, puoi vivere la vita in pienezza. Maggiori informazioni e acquisto visita il sito http://www.nuoviorizzonti-onlus.com.

Fede Cultura a BisceglieFede e Cultura in Dialogo
Sabato 31 gennaio, alle ore 18.00, presso il Teatro Garibaldi di Bisceglie avrà luogo il primo
incontro del ciclo “Fede e Cultura in dialogo a Bisceglie”. 
Francesco Giorgino, volto noto del TG1 ma anche docente presso l’Università la Sapienza di Roma, dialogherà con Mons. Mauro Cozzoli, professore ordinario di teologia morale presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. I due relatori si confronteranno su una tematica tanto ampia quanto attuale: la verità. Esiste la verità o esistono solo opinioni? Il giornalismo e l’università sono al servizio della verità o di altri interessi? L’incontro sarà moderato dal Prof. Luciano Gigante, preside del Liceo Scientifico di Trani.
Si tratta del primo incontro di un ciclo che proseguirà con altri due dialoghi, rispettivamente a marzo e a maggio, sulla bioetica e sul rapporto tra scienza e fede. Obiettivo del progetto è quello di favorire il dialogo tra il mondo della cultura e la Chiesa cattolica, offrendo alla cittadinanza un’occasione per riflettere su tematiche attuali insieme ai maggiori esperti e al tempo stesso rifuggire dai luoghi comuni del tipo “La Chiesa dice…” o “gli scienziati dicono…”. Il progetto peraltro si inserisce nel programma nazionale di pastorale giovanile denominato “Agorà dei Giovani” che  individua l’anno 2008-2009 come Anno della Cultura. Maggiori informazioni sul sito www.agorajo.it 

Shoah e Giornata della Memoria

martedì, 27 gennaio 2009

Questo testo è liberamente tratto dalla Newsletter del 25 gennaio 2009 del sito http://www.excaliburitalia.spaces.live.com
La redazione di questo Blog e l’autore del post non sono responsabili dei giudizi politici espressi dall’autore del testo.
Leggi il testo integrale della mail

Se è giusto ricordare la Shoah, è doveroso non dimenticare gli altri genocidi del passato che sono stati relegati in un angolo della nostra memoria.

La storia del genere umano è costellata di massacri, persecuzioni e pulizie etniche che per efferatezza, numero di vittime e motivazioni ignobili non sono seconde al dramma ebraico. Eppure solo la Shoah trova ampio spazio nei libri, soprattutto di testo, e nella cinematografia, ci viene costantemente ricordata e solennemente celebrata.

La stessa guerra mondiale con i suoi 55 milioni di morti, in maggioranza civili, è considerata un corollario al dramma ebraico.

[...]

Il 27 gennaio vogliamo ricordare:

  • i dieci milioni di pellerossa massacrati dagli americani nel corso del XIX secolo a cui si aggiungono le vittime indigene della colonizzazione del Sud America e del Canada per un totale di circa 100 milioni di morti;
  • i quattordici milioni di africani prelevati dalla loro terre e resi schiavi dagli americani per essere utilizzati come animali da lavoro. A questi si aggiungono le vittime dell’Apartheid in Sud Africa;
  • il genocidio del popolo armeno, un milione e mezzo di uomini, donne, vecchi e bambini scientemente eliminati dal governo turco nel 1915;
  • i massacri perpetuati durante tutta la seconda guerra mondiale;
  • le vittime dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, inferti dagli Americani al solo scopo di testare i nuovi ordigni, quando il Giappone aveva già avviato le trattative per la resa;
  • i tre milioni di vittime civili dell’Armata Rossa nell’occupazione sovietica dell’Afghanistan a cui si aggiungono i morti dell’attuale occupazione americana;
  • i due milioni di cambogiani (su sei di abitanti) morti nel loro Paese trasformato dai Khmer Rossi in un immenso campo di concentramento;
  • i desaparecidos, vittime della repressione anticomunista dei regimi filoamericani in Argentina e Cile e le migliaia di scomparsi per mano dei regimi golpisti in Grecia e Turchia negli anni ‘70;
  • i massacri in Ruanda, Etiopia, Congo e nel resto dell’Africa centrale per motivi tribali. In quei Paesi, una volta autosufficienti, manca il cibo, ma non le armi [...];

E l’elenco continua…

Se anche queste sono vittime innocenti della barbarie umana perchè non dedicare anche a loro una giornata della memoria?
[...]
Sarebbe il modo migliore per ricordare senza discriminare.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur – Varese

43ª Giornata delle Comunicazioni Sociali

domenica, 25 gennaio 2009

“Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia.”
24 maggio 2009

Papa Benedetto XVI

Cari
fratelli e sorelle,
in prossimità ormai della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, mi è caro rivolgermi a voi per esporvi alcune mie riflessioni sul tema scelto per quest’anno: Nuove tecnologie, nuove relazioni.
Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia.
In effetti, le nuove tecnologie digitali stanno determinando cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani.
Questi cambiamenti sono particolarmente evidenti tra i giovani che sono cresciuti in stretto contatto con queste nuove tecniche di comunicazione e si sentono quindi a loro agio in un mondo digitale che spesso sembra invece estraneo a quanti di noi, adulti, hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità che esso offre per la comunicazione.
Nel messaggio di quest’anno, il mio pensiero va quindi in modo particolare a chi fa parte della cosiddetta generazione digitale: con loro vorrei condividere alcune idee sullo straordinario potenziale delle nuove tecnologie, se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana.
Tali tecnologie sono un vero dono per l’umanità: dobbiamo perciò far sì che i vantaggi che esse offrono siano messi al servizio di tutti gli esseri umani e di tutte le comunità, soprattutto di chi è bisognoso e vulnerabile.

L’accessibilità di cellulari e computer, unita alla portata globale e alla capillarità di internet, ha creato una molteplicità di vie attraverso le quali è possibile inviare, in modo istantaneo, parole ed immagini ai più lontani ed isolati angoli del mondo: è, questa, chiaramente una possibilità impensabile per le precedenti generazioni.
I giovani, in particolare, hanno colto l’enorme potenziale dei nuovi media nel favorire la connessione, la comunicazione e la comprensione tra individui e comunità e li utilizzano per comunicare con i propri amici, per incontrarne di nuovi, per creare comunità e reti, per cercare informazioni e notizie, per condividere le proprie idee e opinioni.
Molti benefici derivano da questa nuova cultura della comunicazione: le famiglie possono restare in contatto anche se divise da enormi distanze, gli studenti e i ricercatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto, lavorare in équipe da luoghi diversi; inoltre la natura interattiva dei nuovi media facilita forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione, che contribuiscono al progresso sociale.
Sebbene sia motivo di meraviglia la velocità con cui le nuove tecnologie si sono evolute in termini di affidabilità e di efficienza, la loro popolarità tra gli utenti non dovrebbe sorprenderci, poiché esse rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre. Questo desiderio di comunicazione e amicizia è radicato nella nostra stessa natura di esseri umani e non può essere adeguatamente compreso solo come risposta alle innovazioni tecnologiche.
Alla luce del messaggio biblico, esso va letto piuttosto come riflesso della nostra partecipazione al comunicativo ed unificante amore di Dio, che vuol fare dell’intera umanità un’unica famiglia.
Quando sentiamo il bisogno di avvicinarci ad altre persone, quando vogliamo conoscerle meglio e farci conoscere, stiamo rispondendo alla  chiamata di Dio – una chiamata che è impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio, il Dio della comunicazione e della comunione.
Il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione, che sono così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri. In realtà, quando ci apriamo agli altri, noi portiamo a compimento i nostri bisogni più profondi e diventiamo più pienamente umani.
Amare è, infatti, ciò per cui siamo stati progettati dal Creatore.
Naturalmente, non parlo di passeggere, superficiali relazioni; parlo del vero amore, che costituisce il centro dell’insegnamento morale di Gesù: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” e “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (cfr Mc 12,30-31).
In questa luce, riflettendo sul significato delle nuove tecnologie, è importante considerare non solo la loro indubbia capacità di favorire il contatto tra le persone, ma anche la qualità dei contenuti che esse sono chiamate a mettere in circolazione.
Desidero incoraggiare tutte le persone di buona volontà, attive nel mondo emergente della comunicazione digitale, perché si impegnino nel promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell’amicizia.
Pertanto, coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana.
Se le nuove tecnologie devono servire al bene dei singoli e della società, quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi.
Le nuove tecnologie hanno anche aperto la strada al dialogo tra persone di differenti paesi, culture e religioni. La nuova arena digitale, il cosiddetto cyberspace, permette di incontrarsi e di conoscere i valori e le tradizioni degli altri.
Simili incontri, tuttavia, per essere fecondi, richiedono forme oneste e corrette di espressione insieme ad un ascolto attento e rispettoso.
Il dialogo deve essere radicato in una ricerca sincera e reciproca della verità, per realizzare la promozione dello sviluppo nella comprensione e nella tolleranza. La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze: è piuttosto ricerca del vero, del bene e del bello.
Proprio per tale fine compiamo le nostre scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e gioia.
Occorre non lasciarsi ingannare da quanti cercano semplicemente dei consumatori in un mercato di possibilità indifferenziate, dove la scelta in se stessa diviene il bene, la novità si contrabbanda come bellezza, l’esperienza soggettiva soppianta la verità.
Il concetto di amicizia ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali emerse negli ultimi anni.
Tale concetto è una delle più nobili conquiste della cultura umana. Nelle nostre amicizie e attraverso di esse cresciamo e ci sviluppiamo come esseri umani. Proprio per questo la vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l’essere umano possa disporre. Per questo motivo occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l’esperienza dell’amicizia. Sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero.
Quando, infatti, il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale. Ciò finisce per disturbare anche i modelli di riposo, di silenzio e di riflessione necessari per un sano sviluppo umano.
L’amicizia è un grande bene umano, ma sarebbe svuotato del suo valore, se fosse considerato fine a se stesso.
Gli amici devono sostenersi e incoraggiarsi l’un l’altro nello sviluppare i loro doni e talenti e nel metterli al servizio della comunità umana.
In questo contesto, è gratificante vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione.
Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali, consentendo loro di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti.
Ci si deve tuttavia preoccupare di far sì che il mondo digitale, in cui tali reti possono essere stabilite, sia un mondo veramente accessibile a tutti. Sarebbe un grave danno per il futuro dell’umanità, se i nuovi strumenti della comunicazione, che permettono di condividere sapere e informazioni in maniera più rapida e efficace, non fossero resi accessibili a coloro che sono già economicamente e socialmente emarginati o se contribuissero solo a incrementare il divario che separa i poveri dalle nuove reti che si stanno sviluppando al servizio dell’informazione e della socializzazione umana.
Vorrei concludere questo messaggio rivolgendomi, in particolare, ai giovani cattolici, per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede.
Carissimi, sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita!
Nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli e i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo greco romano: come allora l’evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiese l’attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell’intento di toccarne le menti e i cuori, così ora l’annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo.
A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo “continente digitale”.
Sappiate farvi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo ai vostri coetanei! Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la “buona novella” di un Dio che s’è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l’umanità.
Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa.
A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi!
Il Papa vi è accanto con la sua preghiera e con la sua benedizione.

Dal Vaticano, 24 gennaio
2009, Festa di San Francesco di Sales.

Francesco

mercoledì, 21 gennaio 2009

Gesù buon pastore

Alcuni giorni fa è venuto a trovarmi Francesco, figlio di una mia cara amica d’infanzia, studente del terzo anno di lettere classiche.
Abbiamo parlato di molte cose; mi ha raccontato delle discussioni che quotidianamente ha con un suo carissimo amico, compagno di liceo, ora studente di biologia, circa la religione, la fede, la chiesa, il papa e dintorni.
Era preoccupato dell’impossibilità di dialogare su certi temi con una persona che si definiva non credente e lo accusava di avere una “etica cattolica” integralista e di voler imporre a tutti il proprio punto di vista.
Parlando mi sono accorto che Francesco, lui per primo, non riusciva a capire che l’etica non ha nulla a che vedere con la Fede; non è necessario essere cattolici per essere a favore della vita, sempre, contro l’eutanasia, la manipolazione degli embrioni, la pena di morte, la guerra, la discriminazione degli stranieri; conosco non credenti, ebrei, anche un simpatizzante buddista, assolutamente contrari alla fecondazione assistita eterologa, all’aborto, alla ricerca sulle cellule staminali embrionali e a tante altre cose; in certi discorsi la Fede non c’entra nulla; è sufficiente esercitare la ragione. Su alcuni temi etici dividere continuamente fra cattolici e laici è quasi un’operazione diabolica (diavolo = colui che divide)
Lo stesso giorno, la sera, un’altra mia cara amica mi ha chiesto come parlare di Dio ad una sua collega, non credente, anch’essa arrabbiata con la Chiesa, il Papa ed il Vaticano; la domanda è radicale e stimolante.
Per me è sempre interessante ricordare la storicità dell’esistenza di Gesù, la sua vita e soprattutto la sua Resurrezione, fondamento di tutta la nostra Fede. E’ importante scoprire le domande che la scienza lascia comunque irrisolte, circa l’origine dell’universo, la natura spirituale dell’uomo, del pensiero, dei sentimenti, l’ordine e la perfezione del mondo che ovviamente non può essere frutto del caso. Personalmente mi affascina molto pensare che alcune decine di miliardi di uomini, da Abramo in poi, passando per gli Apostoli, Maometto e i loro seguaci, innumerevoli schiere di artisti, professionisti, scienziati, premi Nobel, scrittori, uomini politici e semplici uomini e donne hanno creduto e credono in Dio.
Lo strumento più potente per parlare dell’esistenza di Dio è la nostra vita; raccontare la presenza del Signore nella mia esistenza. Potrei raccontare di come Dio mi ha salvato da situazioni psicologicamente e fisicamente pericolose in cui ero finito; potrei dire di come Dio ha guarito una mia grande sofferenza; mi piacerebbe narrare di come il Signore mi ha riempito attraverso l’amore di tante persone, di come mi ha guidato nelle scelte, di come è intervenuto nella vita di persone a me care. Potrei ancora raccontare il modo con cui ha sostituito la mancanza di mio papà quando è morto ed avevo 17 anni. Potrei dire di quanto si è fidato di me, di quante volte e di quante cose mi ha perdonato, le mille occasioni in cui mi ha chiamato e ho sentito pronunciare con amore il mio nome.
Nessuno potrà mai dirmi che tutto ciò non è vero; io l’ho sentito e l’ho provato; con una chiarezza così forte che ho cambiato qualcosa della mia vita, il ritmo delle mie giornate, le cose che faccio, le opere che compio.
Raccontare…Raccontare la presenza di Dio nella nostra vita non è un esercizio facile: devo allenarmi e farlo ogni giorno; è faticoso ma forse può far bene a me ed agli altri.

don Nicolò Anselmi
don.nico@libero.it

Approfondimenti
Visita www.piuvoce.net per approfondire le sfide culturali di oggi.

Primo Piano

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E’ stato inserito nel sito www.gmg2008.it un videoclip per ricordare le emozioni, le gioie e i momenti passati insieme con il Santo Padre Benedetto XVI nella XXIII Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney, il 15-20 Luglio 2008. La clip è stata realizzata dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile, in collaborazione con SAT2000.
Clicca qui per vedere il video.

Terra Santa in JeansTerra Santa in Jeans
Dalla Opera Romana Pellegrinaggi,un’attività istituzionale del Vicariato di Roma, Organo della Santa Sede, alle dirette dipendenze del Cardinale Vicario del Papa, una proposta economica per giovani che sono intensionati a visitare in pellegrinaggio la Terra Santa. Per i singoli, 8 giorni tutto compreso escluso il pranzo, a 750euro; per i gruppi invece si può arrivare fino a 650euro a persona. La proposta sarà valida da Maggio 2009. Per tutte le informazioni scrivere a info@orpnet.org.

Chiara di DIo

Chiara di DioUn musical di Carlo Tedeschi
A 50 anni dalla proclamazione di Santa Chiara come patrona della televisione, torna ad Assisi il musical “Chiara di Dio”, messo in scena dalla Compagnia Teatrale di Carlo Tedeschi che aveva debuttato al Lyrick Theatre nel maggio 2004 ottenendo un ampio consenso di pubblico e di critica. “Chiara di Dio”, è il musical completamente dedicato alla figura e alla vita di Santa Chiara e che si è avvalso delle Fonti Francescane. La proclamazione di Chiara patrona della tv era avvenuta ad opera di Pio XII il 14 febbraio 1958, perché la prima discepola di San Francesco, nella notte di Natale del 1252, ebbe la grazia di poter vedere dalla sua cella la celebrazione che si svolgeva in chiesa. “Un’ esperienza di televisione mistica”, l’ ha definita il Cardinal Bertone nel febbraio scorso quando concluse la giornata di ricordo del 50° anniversario dell’iniziativa di Papa Eugenio Pacelli, aggiungendo poi che Santa Chiara non è solo la patrona della tv, ma può insegnare anche come rapportarsi oggi con il mezzo televisivo. Visita il sito ufficiale www.chiaradidio.it.

bif – Besnate in Festival 2009

martedì, 20 gennaio 2009

bif - Besnate in Festival 2009

Oggi facciamo un pò di pubblicità…

sapendo che anche molti dei nostri ragazzi in oratorio suonano in un gruppo.

un saluto
Sberzo