Archivio di marzo 2009

Libertà

domenica, 29 marzo 2009

Dio nel Deuteronomio raccomanda alcune volte al popolo: “scegli la vita”.
Dopo che ha detto: “ti ho proposto la vita e la morte – dice – scegli la vita” (Dt 30,19).
Ci saremmo aspettati “scegli” e non la “la vita”. Quella specificazione non sembra un di più?
Conoscendo la storia personale e collettiva, la risposta è no.
Ciascuno di noi tende a farsi del male, quindi l’esortazione di Dio diventa necessaria.
Tutti avvertiamo la tentazione di fuggire di fronte agli impegni, alla ricerca di una libertà spesso apparente.
La normativa spicciola tradizionale dell’ascetica cristiana parla di “libertà da” e di “libertà per”.
La libertà è anzitutto una liberazione, che spinge a dedicarsi a qualche impegno.
Nella percezione libertaria, proprio quando diciamo: “adesso bado a me stesso” abbiamo ben chiaro il senso di “libertà da” ma spesso non ancora quello di “libertà per” che è l’investimento sensato della libertà disponibile o ritrovata.
Adesso che ho quella libertà che me ne faccio?
Abbiamo tra le mani un grande dono, strepitoso e pericoloso al tempo stesso. Con esso si può costruire uno stupendo progetto di vita, come si constata per esempio nelle coppier molto affiatate o con esso si può fare del male a se stessi e agli altri, danneggiando, ferendo, mandando sul lastrico o addirittura facendo la guerra e uccidendo.
I deboli in un contesto di libertà, delinquono; i forti costruiscono per sè e per gli altri.
R.P. Feynman, grande fisico e premio Nobel del secolo scorso racconta. “Una volta alle Hawaii, mi portarono a visitare un tempio buddhista. Nel tempio un uomo mi disse; << Ora ti dirò una cosa che non dimenticherai mai. A ogni uomo viene data una chiave del paradiso. La stessa chiave apre anche le porte dell’inferno>>.” (R. P. Feynman “Il senso delle cose” Adelphi, p.17).
La libertà è quella chiave.

Don Piero Gallo
Parroco SS.Pietro e Paolo App.
Torino

Aggrappati ai Sacramenti

mercoledì, 25 marzo 2009

Una preghiera tratta dal Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Gioventù 2009:
“Tu che nell’instabilità continua della vita presente, ti accorgi di essere sballottato tra le tempeste più che camminare sulla terra, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella, se non vuoi essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e ti incagli tra gli scogli delle tribolazioni, guarda alla stella, invoca Maria … Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria… Seguendo i suoi esempi non ti smarrirai; invocandola non perderai la speranza; pensando a lei non cadrai nell’errore. Appoggiato a lei non scivolerai; sotto la sua protezione non avrai paura di niente; con la sua guida non ti stancherai; con la sua protezione giungerai a destinazione” (San Bernardo, Omelie in lode della Vergine Madre, 2,17).

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Nel messaggio ai giovani per la Giornata Mondiale della Gioventù del prossimo 5 aprile, il Papa ha parlato ai giovani dei Sacramenti come dei luoghi in cui si è certi di incontrare Gesù. Li ha elencati tutti, dal Battesimo fino all’Unzione del malati.
Recentemente, con un gruppo di giovani, ho fatto un viaggio in Siria; ad Aleppo siamo stati ospitati per alcuni giorni dalla comunità greco-cattolica. Un sacerdote di nome padre Giulio ci ha accompagnati a visitare alcuni siti archeologici fra cui il monastero di San Simeone, lo stilita, e la mitica città di Ebla con la sua biblioteca di tavolette scritte in caratteri cuneiformi.
Abbiamo parlato di molte cose anche se il francese non l’ho mai studiato e l’ho usato solo nei rifugi alpini di alta quota.
Sono rimasto colpito da alcune sue considerazioni sulla spiritualità. Don Giulio notava, dal suo punto di vista, che la Chiesa cattolica occidentale ha trascurato alcuni aspetti fondamentali della vita cristiana, fra cui la Grazia Sacramentale, la liturgia, gli angeli, il diavolo, la comunione dei santi.
I Sacramenti sono un aspetto caratteristico della fede cattolica. A chi si sente abbandonato da Dio dovremmo ricordare la grazia del Battesimo nel quale siamo diventati figli. Quando abbiamo paura di testimoniare la nostra fede dovremmo pensare al giorno della nostra Cresima nel quale abbiamo ricevuto in pienezza lo Spirito Santo. Nella mia vita sacerdotale, ogni giorno, di fronte ad ogni difficoltà, mi aggrappo al mio sacramento dell’Ordine; due miei amici di cui ho celebrato le nozze e battezzato una bimba, mi hanno chiesto aiuto per il loro rapporto di coppia; il primo consiglio che ho offerto loro è stato quello di attingere forza, per perdonare e dialogare, dal Sacramento del Matrimonio.
Quando il Signore chiama dona anche la forza per vivere quella vocazione; Eucaristia e Riconciliazione sono due sorgenti perenni, a portata di mano, di energia e di amore: senza questi sacramenti non potrei vivere.
Il Sacramento dell’Unzione dei malati dovrebbe essere un protagonista nelle discussioni sulla sofferenza e sul “fine vita”.
Alcuni giorni fa ho ricevuto una e-mail da un mio amico, papà di 5 figli; eccone alcune righe: “Caro Nicolò, ho appreso con gioia dai giornali che il Papa ha indetto, a partire da l9 giugno, un anno dedicato ai sacerdoti. Sarà un’occasione per dirvi grazie del vostro servizio. Ho nel cuore una speranza: che questo anno vi aiuti a capire quanto voi preti siete importanti per noi. Permettimi di ricordarvi che non abbiamo bisogno di amministratori ed organizzatori ma di maestri di unità, capaci di costruire parrocchie che siano delle seconde case e delle seconde famiglie per i nostri figli; abbiamo bisogno di maestri di vera dottrina, di preghiera, disponibili ad amministrare i Sacramenti, per il bene nostro e dei nostri ragazzi”.


Don Nicolò Anselmi
don.nico@libero.it

GiovanniPaoloIIVeglia di Preghiera per Giovanni Paolo II
E’ disponibile sul sito www.agoradeigiovani.it lo schema per la Veglia in memoria di Giovanni Paolo II. Un semplice rosarioLo schema, è proposto dal Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile della Diocesi di Roma. Per scaricare la proposta di Veglia e del Santo Rosario per il IV Anniversario della Morte, cliccare qui.

cid_frassati_okCompleanno di Pier Giorgio Frassati
Il 6 aprile ricorrerà il compleanno del beato Pier Giorgio Frassati, protettore e amico di tutti giovani; molti di noi lo hanno incontrato e pregato in modo speciale nella Cattedrale di Sydney. Su www.chiesacattolica.it\giovani potete trovare una traccia per la preghiera personale e in gruppo; a Piergiorgio affidiamo tutti i nostri giovani, tutti coloro che si occupano con passione e amore dei giovani ed i nostri Servizi diocesani, regionali e nazionale per la pastorale giovanile.

mosaikoMosaiko… Sat2000 e SNPG
Il 31 marzo, andrà in onda su Sat2000 una puntata di Mosaiko dal titolo “Aspettando Madrid 2011“. Preparazione alla Gmg 2011 in vista di quella diocesana. Segui su Sky 801 oppure in diretta web sul sito www.sat2000.it

Pensieri sparsi tra preservativi e “c’eravamo tanto amati”

sabato, 21 marzo 2009

Ripropongo anche qua, una nota inserita già sul mio profilo di facebook, riguardo la “polemica” scaturita dalle parole del Papa sul problema dell’AIDS in Africa. Spero posso far riflettere qualcuno e se volete condividere i vostri pensieri lasciate un commento.

Il cinema è fantastico, è simile alla poesia ma in più ha delle immagini che ti scorrono davanti agli occhi.
Una cosa importante del cinema sta nel fatto che il montaggio ti permette, volendo, di modificare completamente la storia, di ribaltarla da capo a piedi rispetto a come l’avevi pensata.
La cosa buffa è che questo, oramai, funziona con tutti i media che hanno a che fare con le immagini in movimento e tra questi c’è ovviamente la tv.
L’importanza della TV è che forma le coscienze, raccontandoti notizie che seppur vere possono essere montate come meglio si preferisce.
A parte tutto questo preambolo, volevo soltanto inserire le parole esatte del discorso sui preservati contro l’AIDS pronunciato dal Papa, durante il viaggio verso l’Africa. Parole di risposta alla domanda di un giornalista francese.

D. – E ora, diamo di nuovo la parola ad una voce francese: è il nostro collega Philippe Visseyrias di France 2:

D. – Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio? Très Saint Père, Vous serait-il possible de répondre en français à cette question?

R. – Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.

Per leggere tutto il discorso:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2009/march/documents/hf_ben-xvi_spe_20090317_africa-interview_it.html

E allora, avete capito cosa c’entrano i preservativi?

Sono inseriti in un discorso molto più ampio, che non si ferma ai soli preservati, si parla anche di anima e di volontà. Certo se si guarda solo alla frase “non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi” sembrerebbe che il Papa abbia detto una bestemmia, ma non c’è solo quella frase.
La stessa è inserita in un contesto molto più grande, che in questo caso è molto importante al fine di capire il senso di tutta la riposta fatta al giornalista.

Papa, vescovi e lefebvriani

venerdì, 20 marzo 2009

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Qualche settimana fa, su alcuni TG nazionali, hanno dato la notizia che il Papa ha scritto una lettera aperta ai suoi vescovi per mettere a tacere le male lingue e per cercare di riportare un pò di ordine tra i pensieri dei vescovi della chiesa cattolica.
La notizia mi ha lasciato un pò perplesso e curioso, mai avevo sentito che il Papa tornasse a spiegare “cose” di cui aveva già parlato e per di più lo facesse perchè alcuni dei Vescovi non erano per nulla daccordo con il Suo operato.
Siccome non mi fido più dei Giornali come dei Telegiornali, perchè le notizie molto spesso sono travisate dalla realtà, sono andato a cercarmi le parole esatte usate dal Papa. E dove cercarle se non nel sito del Vaticano?

sito del vaticano –> Benedetto XVI –> lettere –> 2009 –>Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 vescovi consacrati dall’Arcivescovo Lefebvre (10 marzo 2009)

Ecco fatto. Trovata!

Ricordate tutti quei discorsi, vescovo negazionista, come si fa a rimuovere la scomunica per gente del genere, perchè mai l’ha fatto? ecc ecc.
Le risposte sono tutte in questa lettera.

Siccome so che molti tra voi sono pigri, anche quando si tratta di schiacciare col mouse dei link vi metto il testo qui sotto.

un saluto
Sberzo

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA
RIGUARDO ALLA REMISSIONE DELLA SCOMUNICA
DEI 4 VESCOVI CONSACRATI DALL’ARCIVESCOVO LEFEBVRE

Cari Confratelli nel ministero episcopale!

La remissione della scomunica ai quattro Vescovi, consacrati nell’anno 1988 dall’Arcivescovo Lefebvre senza mandato della Santa Sede, per molteplici ragioni ha suscitato all’interno e fuori della Chiesa Cattolica una discussione di una tale veemenza quale da molto tempo non si era più sperimentata. Molti Vescovi si sono sentiti perplessi davanti a un avvenimento verificatosi inaspettatamente e difficile da inquadrare positivamente nelle questioni e nei compiti della Chiesa di oggi. Anche se molti Vescovi e fedeli in linea di principio erano disposti a valutare in modo positivo la disposizione del Papa alla riconciliazione, a ciò tuttavia si contrapponeva la questione circa la convenienza di un simile gesto a fronte delle vere urgenze di una vita di fede nel nostro tempo. Alcuni gruppi, invece, accusavano apertamente il Papa di voler tornare indietro, a prima del Concilio: si scatenava così una valanga di proteste, la cui amarezza rivelava ferite risalenti al di là del momento. Mi sento perciò spinto a rivolgere a voi, cari Confratelli, una parola chiarificatrice, che deve aiutare a comprendere le intenzioni che in questo passo hanno guidato me e gli organi competenti della Santa Sede. Spero di contribuire in questo modo alla pace nella Chiesa.

Una disavventura per me imprevedibile è stata il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discreto di misericordia verso quattro Vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come la smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revoca di ciò che in questa materia il Concilio aveva chiarito per il cammino della Chiesa. Un invito alla riconciliazione con un gruppo ecclesiale implicato in un processo di separazione si trasformò così nel suo contrario: un apparente ritorno indietro rispetto a tutti i passi di riconciliazione tra cristiani ed ebrei fatti a partire dal Concilio – passi la cui condivisione e promozione fin dall’inizio era stato un obiettivo del mio personale lavoro teologico. Che questo sovrapporsi di due processi contrapposti sia successo e per un momento abbia disturbato la pace tra cristiani ed ebrei come pure la pace all’interno della Chiesa, è cosa che posso soltanto deplorare profondamente. Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie. Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco. Proprio per questo ringrazio tanto più gli amici ebrei che hanno aiutato a togliere di mezzo prontamente il malinteso e a ristabilire l’atmosfera di amicizia e di fiducia, che – come nel tempo di Papa Giovanni Paolo II – anche durante tutto il periodo del mio pontificato è esistita e, grazie a Dio, continua ad esistere.

Un altro sbaglio, per il quale mi rammarico sinceramente, consiste nel fatto che la portata e i limiti del provvedimento del 21 gennaio 2009 non sono stati illustrati in modo sufficientemente chiaro al momento della sua pubblicazione. La scomunica colpisce persone, non istituzioni. Un’Ordinazione episcopale senza il mandato pontificio significa il pericolo di uno scisma, perché mette in questione l’unità del collegio episcopale con il Papa. Perciò la Chiesa deve reagire con la punizione più dura, la scomunica, al fine di richiamare le persone punite in questo modo al pentimento e al ritorno all’unità. A vent’anni dalle Ordinazioni, questo obiettivo purtroppo non è stato ancora raggiunto. La remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno. Questo gesto era possibile dopo che gli interessati avevano espresso il loro riconoscimento in linea di principio del Papa e della sua potestà di Pastore, anche se con delle riserve in materia di obbedienza alla sua autorità dottrinale e a quella del Concilio. Con ciò ritorno alla distinzione tra persona ed istituzione. La remissione della scomunica era un provvedimento nell’ambito della disciplina ecclesiastica: le persone venivano liberate dal peso di coscienza costituito dalla punizione ecclesiastica più grave. Occorre distinguere questo livello disciplinare dall’ambito dottrinale. Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali. Finché la Fraternità non ha una posizione canonica nella Chiesa, anche i suoi ministri non esercitano ministeri legittimi nella Chiesa. Bisogna quindi distinguere tra il livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livello dottrinale in cui sono in questione il ministero e l’istituzione. Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa.

Alla luce di questa situazione è mia intenzione di collegare in futuro la Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” – istituzione dal 1988 competente per quelle comunità e persone che, provenendo dalla Fraternità San Pio X o da simili raggruppamenti, vogliono tornare nella piena comunione col Papa – con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Con ciò viene chiarito che i problemi che devono ora essere trattati sono di natura essenzialmente dottrinale e riguardano soprattutto l’accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi. Gli organismi collegiali con i quali la Congregazione studia le questioni che si presentano (specialmente la consueta adunanza dei Cardinali al mercoledì e la Plenaria annuale o biennale) garantiscono il coinvolgimento dei Prefetti di varie Congregazioni romane e dei rappresentanti dell’Episcopato mondiale nelle decisioni da prendere. Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 – ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive.

Spero, cari Confratelli, che con ciò sia chiarito il significato positivo come anche il limite del provvedimento del 21 gennaio 2009. Ora però rimane la questione: Era tale provvedimento necessario? Costituiva veramente una priorità? Non ci sono forse cose molto più importanti? Certamente ci sono delle cose più importanti e più urgenti. Penso di aver evidenziato le priorità del mio Pontificato nei discorsi da me pronunciati al suo inizio. Ciò che ho detto allora rimane in modo inalterato la mia linea direttiva. La prima priorità per il Successore di Pietro è stata fissata dal Signore nel Cenacolo in modo inequivocabile: “Tu … conferma i tuoi fratelli” (Lc 22, 32). Pietro stesso ha formulato in modo nuovo questa priorità nella sua prima Lettera: “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15). Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non ad un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine (cfr Gv 13, 1) – in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più.

Condurre gli uomini verso Dio, verso il Dio che parla nella Bibbia: questa è la priorità suprema e fondamentale della Chiesa e del Successore di Pietro in questo tempo. Da qui deriva come logica conseguenza che dobbiamo avere a cuore l’unità dei credenti. La loro discordia, infatti, la loro contrapposizione interna mette in dubbio la credibilità del loro parlare di Dio. Per questo lo sforzo per la comune testimonianza di fede dei cristiani – per l’ecumenismo – è incluso nella priorità suprema. A ciò si aggiunge la necessità che tutti coloro che credono in Dio cerchino insieme la pace, tentino di avvicinarsi gli uni agli altri, per andare insieme, pur nella diversità delle loro immagini di Dio, verso la fonte della Luce – è questo il dialogo interreligioso. Chi annuncia Dio come Amore “sino alla fine” deve dare la testimonianza dell’amore: dedicarsi con amore ai sofferenti, respingere l’odio e l’inimicizia – è la dimensione sociale della fede cristiana, di cui ho parlato nell’Enciclica Deus caritas est.

Se dunque l’impegno faticoso per la fede, per la speranza e per l’amore nel mondo costituisce in questo momento (e, in forme diverse, sempre) la vera priorità per la Chiesa, allora ne fanno parte anche le riconciliazioni piccole e medie. Che il sommesso gesto di una mano tesa abbia dato origine ad un grande chiasso, trasformandosi proprio così nel contrario di una riconciliazione, è un fatto di cui dobbiamo prendere atto. Ma ora domando: Era ed è veramente sbagliato andare anche in questo caso incontro al fratello che “ha qualche cosa contro di te” (cfr Mt 5, 23s) e cercare la riconciliazione? Non deve forse anche la società civile tentare di prevenire le radicalizzazioni e di reintegrare i loro eventuali aderenti – per quanto possibile – nelle grandi forze che plasmano la vita sociale, per evitarne la segregazione con tutte le sue conseguenze? Può essere totalmente errato l’impegnarsi per lo scioglimento di irrigidimenti e di restringimenti, così da far spazio a ciò che vi è di positivo e di ricuperabile per l’insieme? Io stesso ho visto, negli anni dopo il 1988, come mediante il ritorno di comunità prima separate da Roma sia cambiato il loro clima interno; come il ritorno nella grande ed ampia Chiesa comune abbia fatto superare posizioni unilaterali e sciolto irrigidimenti così che poi ne sono emerse forze positive per l’insieme. Può lasciarci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 Istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa? Penso ad esempio ai 491 sacerdoti. Non possiamo conoscere l’intreccio delle loro motivazioni. Penso tuttavia che non si sarebbero decisi per il sacerdozio se, accanto a diversi elementi distorti e malati, non ci fosse stato l’amore per Cristo e la volontà di annunciare Lui e con Lui il Dio vivente. Possiamo noi semplicemente escluderli, come rappresentanti di un gruppo marginale radicale, dalla ricerca della riconciliazione e dell’unità? Che ne sarà poi?

Certamente, da molto tempo e poi di nuovo in quest’occasione concreta abbiamo sentito da rappresentanti di quella comunità molte cose stonate – superbia e saccenteria, fissazione su unilateralismi ecc. Per amore della verità devo aggiungere che ho ricevuto anche una serie di testimonianze commoventi di gratitudine, nelle quali si rendeva percepibile un’apertura dei cuori. Ma non dovrebbe la grande Chiesa permettersi di essere anche generosa nella consapevolezza del lungo respiro che possiede; nella consapevolezza della promessa che le è stata data? Non dovremmo come buoni educatori essere capaci anche di non badare a diverse cose non buone e premurarci di condurre fuori dalle strettezze? E non dobbiamo forse ammettere che anche nell’ambiente ecclesiale è emersa qualche stonatura? A volte si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi – in questo caso il Papa – perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo.

Cari Confratelli, nei giorni in cui mi è venuto in mente di scrivere questa lettera, è capitato per caso che nel Seminario Romano ho dovuto interpretare e commentare il brano di Gal 5, 13 – 15. Ho notato con sorpresa l’immediatezza con cui queste frasi ci parlano del momento attuale: “Che la libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!” Sono stato sempre incline a considerare questa frase come una delle esagerazioni retoriche che a volte si trovano in san Paolo. Sotto certi aspetti può essere anche così. Ma purtroppo questo “mordere e divorare” esiste anche oggi nella Chiesa come espressione di una libertà mal interpretata. È forse motivo di sorpresa che anche noi non siamo migliori dei Galati? Che almeno siamo minacciati dalle stesse tentazioni? Che dobbiamo imparare sempre di nuovo l’uso giusto della libertà? E che sempre di nuovo dobbiamo imparare la priorità suprema: l’amore? Nel giorno in cui ho parlato di ciò nel Seminario maggiore, a Roma si celebrava la festa della Madonna della Fiducia. Di fatto: Maria ci insegna la fiducia. Ella ci conduce al Figlio, di cui noi tutti possiamo fidarci. Egli ci guiderà – anche in tempi turbolenti. Vorrei così ringraziare di cuore tutti quei numerosi Vescovi, che in questo tempo mi hanno donato segni commoventi di fiducia e di affetto e soprattutto mi hanno assicurato la loro preghiera. Questo ringraziamento vale anche per tutti i fedeli che in questo tempo mi hanno dato testimonianza della loro fedeltà immutata verso il Successore di san Pietro. Il Signore protegga tutti noi e ci conduca sulla via della pace. È un augurio che mi sgorga spontaneo dal cuore in questo inizio di Quaresima, che è tempo liturgico particolarmente favorevole alla purificazione interiore e che tutti ci invita a guardare con speranza rinnovata al traguardo luminoso della Pasqua.

Con una speciale Benedizione Apostolica mi confermo

Vostro nel Signore

BENEDETTO PP. XVI

Dal Vaticano, 10 Marzo 2009

Un impegno spirituale, apostolico e sociale

mercoledì, 18 marzo 2009

accompagnamo il Papa nel suo viaggio in Africa!!!! Su SAT2000 visibile su SKY canale 801 e sul digitale terrestre, possiamo seguirlo con la preghiera. Preghiamo per i giovani vittime della strada e per i familiari del bambino sbranato dai cani a Modica; il 19 marzo sarà la festa di san Giuseppe, padre di Gesù; un carissimo augurio, per la loro festa, a tutti i papà, vivi qui in terra; a quelli vivi in cielo chiediamo di proteggere i nostri giovani!

Approfondimenti
- Per conoscere notizie dall’Africa visita www.misna.org
- Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi della Chiesa Cattolica, clicca qui.

Candela

Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2009 il Papa ha invitato i giovani ad un rinnovato “impegno spirituale, apostolico e sociale”.
Ogni settimana decine di migliaia di giovani in tutta Italia distribuiscono amore, gratuitamente e generosamente, negli oratori, nei dopo-scuola, nelle mense per i poveri, nei campi sportivi, nei ricoveri per anziani, nei gruppi giovanili, nelle aule di catechismo…; alcune domeniche fa erano giovani quelli che mi hanno venduto una primula per la ricerca medica e una fetta di crostata all’albicocca per una missione africana.
Ho visto molti adolescenti come Federica esagerare in generosità ed entusiasmo fino a trascurare i primari doveri familiari e scolastici; molti ragazzi, che si definiscono cristiani, non fanno nulla per gli altri; qualcuno si vergogna, altri sono incostanti, altri ancora, come Michele, hanno paura che il servizio tolga spazio alla loro autonomia, tempo allo studio ed alla fidanzata. Solo una profonda vita spirituale può farci capire a che tipo di impegno sociale siamo chiamati: i ragazzi o gli anziani? i disbili o i senza fissa dimora, l’Africa o il Sud America? l’università o la parrocchia? Là dove il Signore ci chiama ci dona anche la forza per spenderci fino in fondo.
L’impegno sociale e l’impegno spirituale sono quindi molto collegati, come pure è collegato ad essi l’impegno apostolico. L’esperienza mi dice che non è un vestito caldo o un piatto di minestra che da soli salvano una vita sofferente; solo l’amore, ed in particolare la fede nell’amore di Dio per me, dona speranza ad ogni istante della vita. Oggi noto un rinnovato interesse dei giovani per la politica, per il servizio al bene comune. Tanti ragazzi trascorrono ore seduti sugli scooter, sulle panchine, sui divanetti dei locali; forse sono come gli operai dell’ultima ora di cui parlava Gesù in una Parabola: attendono che qualcuno li chiami a lavorare nella vigna del Signore, per costruire la civiltà dell’amore. Una scrittrice ebrea scrisse che un vero credente non si riconosce solo da come parla di Dio ma da come parla, con amore, delle persone, dei loro problemi, delle loro sofferenze.

Don Nicolò Anselmi
don.nico@libero.it

cid_8x10005X1000 e 8X1000
Non dimentichiamo, nella prossima dichiarazione dei redditi, di sostenere, attraverso il 5 e l’8 per 1000 tante iniziative che le nostre associazioni, enti e comunità fanno a favore dei bambini, ragazzi e di chi ha bisogno; è questo un modo di partecipare alla vita pubblica con cui sensibilizzare anche tanti nostri amici. Visita il sito http://www.8xmille.it e http://www.8×1000giovani.it/

GiovanniPaoloIIVeglia di Preghiera per Giovanni Paolo II
E’ disponibile sul sito www.agoradeigiovani.it lo schema per la Veglia in memoria di Giovanni Paolo II. Un semplice rosarioLo schema, è proposto dal Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile della Diocesi di Roma. Per scaricare la proposta di Veglia e del Santo Rosario per il IV Anniversario della Morte, cliccare qui.

Logo ODLAgorà dei Giovani della Lombardia
Siamo nel terzo anno dell´Agorà: questo percorso nazionale di speciale attenzione al mondo giovanile articolato in tre anni, voluto dal Consiglio Permanente della CEI. Ed in questo anno le diocesi della Lombardia vivranno insieme un´evento conclusivo, nei giorni di sabato 30 e domenica 31 maggio, alla vigilia del giorno di Pentecoste. E sarà anche il luogo a far entrare nell´atmosfera questo evento: il bellissimo Santuario di Caravaggio dedicato a S. Maria del Fonte. Tutte le informazioni visita il sito http://agora2009.odielle.it

SpiritualitaMissionariaWeekend di Spiritualità Missionaria
27-29 Marzo 2009 – “A ciascuno di noi Dio ha affidato un compito” (1Cor 3,5) Magnano (BI) – Monastero di Bose
Un week-end di spiritualità missionaria per aiutare i giovani a vivere non come viandanti timorosi ma con l’entusiasmo di chi s’impegna ad essere profeta di una nuova era, come ha detto il Santo Padre a Sydney. La Siritualità Missionaria è quella richezza che permette al tuo essere e al tuo agire, a tutta la tua persona, di essere attenta a Dio e proiettata verso l’altro nella quotidianità.La spiritualità missionaria per giovani è quella spiritualità che ha una marcia in più perchè, libera da calcoli che condizionano e impediscono di volare, ti porta a dire ad alta voce e di fronte a tutti: lo spirito del signore è su di me, mi ha consacrato, mi ha inviato ad annunciare la liberzione, a ridare la vista, a proclamare il tempo della benevolenza di Dio… Per iscrizioni telefono o manda una mail alla Segreteria Nazionale del MGM.

EmergenzaEducativa

L’emergenza educativa
Una sfida per il CTG e l’associazionismo del terzo millennio
Nella città che ha visto nascere il Ctg, nei giorni 20 e 22 marzo 2009 a Torino, un convegno aperto a tutti i dirigenti e soci attivi per ripartire dopo 60 anni con rinnovato entusiasmo. Perché una celebrazione non sia solo rievocativa, ma anche proiettata nel futuro. Per questo il confronto si apre anche alle altre associazioni di comune ispirazione impegnate nella sfida dell’emergenza educativa.  Per adesioni e informazioni potete contattare la Segreteria Nazionale del CTG su ctg@ctg.it o sul sito www.ctg.it.

mosaikoMosaiko… Sat2000 e SNPG
Il 24 marzo, andrà in onda su Sat2000 una puntata di Mosaiko dal titolo “I Fioretti del 2009 – Ovvero le altre astinenze“. Si fanno ancora i fioretti per Pasqua? Quali sono e che senso hanno gli impegni della Quaresima? Ospiti in studio via webcam la Pastorale Giovanile di Reggio Emilia. Segui su Sky 801 oppure in diretta web sul sito www.sat2000.it

Corso di Formazione – Volontari per la Croce Rossa Italiana

venerdì, 13 marzo 2009

LogoCroceRossa

“Dapprima volta al soccorso dei feriti in guerra, la Croce Rossa è oggi la più importante associazione umanitaria.
[...]
La Croce Rossa aiuta e sostiene le persone portatrici di handicap, assiste le persone in fin di vita, spezza le grandi solitudini. Ovunque vi sia sofferenza, soprattutto dove la dignità dell’uomo è ignorata, dove la società non sa più o non può più proporre soluzioni, là dove si manifesta un bisogno, dove non vi è più alcun rifugio, la Croce Rossa porta la sua esperienza acquisita in più di un secolo di tradizione.

Da più di cento anni il suo solo pensiero è l’Uomo.[...]”

Croce Rossa Italiana

Essere volontario è un’esperienza formativa, che fa crescere, e non si riduce solamente a superare un esame e a conoscere metodiche,
essere VOLONTARIO e appartenere alla CROCE ROSSA è un modello di vita, ogni giorno.

Se sei interessato a conoscere meglio e più da vicino la Croce Rossa, i suoi principi e le sue attività, sta per iniziare il nuovo corso per diventare Volontario del Soccorso.

Puoi presentati, previa iscrizione, alla prima serata nella quale ti verranno illustrate le innumerevoli iniziative di Croce Rossa e verrà trovata una risposta a ogni tua domanda.

Aiutaci a far conoscere a più persone possibili l’opportunità del corso: inoltra la locandina a tutti i tuoi contatti!

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Per iscriversi:
chiama, o manda una mail, e comunica il tuo NOME e COGNOME (trovi i contatti sulla locandina) lasciando un RECAPITO telefonico e/o mail;
l’unico requisito da possedere è la MAGGIORE ETA’.
In questo modo sarai poi ricontattato per informazioni più precise sulla data della presentazione del corso.

Scarica la locandina con le informazioni al Corso di Formazione 2009