Intervista a Don Marco Catalani

Nome? Marco
Cognome? Catalani
Anni? 37, sono nato nel 1973
Come ti definisci? Il parroco della mia ultima esperienza mi aveva definito “Motore Diesel”, perché parto lento, ma è il mio modo di approcciarmi alla realtà, perché poi non mi ferma più nessuno. Ecco, diciamo che sono più un’auto per lavori faticosi che una sportiva.
Per cosa ti contraddistingui? Sempre altri, nei saluti o nelle esperienze, mi “affibiano” due aggettivi: comprensione, perché riesco a capire le persone, e insistenza, per la mia perseveranza nelle scelte e perché proprio io chiedo perseveranza.
Da dove vieni? Ho passato la giovane età a Varese
Sei diplomato in? Maturato nel 1992, con maturità scientifica
Anno in cui sei entrato in seminario? 1992, a 19 anni
Anno di ordinazione? 1998
Quali esperienze hai vissuto prima di Ferno/Lonate? Dal ’98 al 2004 nella parrocchia di Motta Visconti, in provincia di Milano, e dal 2004 al 2010 nella parrocchia di Santa Barbara di San Donato Milanese.
La cosa che più ti ha colpito di Ferno? Due aspetti mi hanno colpito: quello più tecnico è la struttura del paese, le viuzze e lo stile particolare: mi hanno dato una senso di molta simpatia. Bella la chiesa, ma soprattutto l’idea di una comunità che cura i suoi ambienti. Per quanto riguarda l’aspetto più spirituale, invece, mi ha colpito la comunità, anche giovanile, disponibile alla preghiera.
Un commento alla festa di Sabato 2 Ottobre? Con una parola: bella! Dopo 12 anni non sono io a organizzare le cose; queste infatti sono già nel cuore delle persone: ci tengono, hanno avuto tanta fantasia e tanto coraggio, soprattutto nella preghiera itinerante. Non c’era sopportazione, ma desiderio.
Cosa chiedi o cosa vuoi dire alla comunità? Chiedo anzitutto tanta pazienza: un’esperienza di fede, infatti, deve molto a come si impostano le relazioni. Non è un problema di “fare le cose”, ma di sentirsi a proprio agio, la capacità di star bene. Ringrazio poi per l’accoglienza, per l’invito alla festa dei quarantenni e ai momenti vivi della parrocchia. Dico di continuare così, perché quello che ho visto è un’esperienza maturata in un momento difficile, che è stato affrontato in maniera seria; infatti non si è risolto un problema, ma si sono fatti passi avanti e sono proprio questi momenti faticosi che fanno crescere. Quindi dico, perseverare!
Luca e Davide


























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