Roma 2005
150 fernesi a Roma
in preghiera sulle tombe dei GRANDI PADRI DELLA CHIESA
E’ stato un viaggio alla riscoperta delle nostre radici cristiane; ad ogni angolo, tra le pietre antichissime della Città Eterna si respirava il profumo della sacralità, del mistero, di una storia millenaria di cui noi siamo solo un piccolo tassello, privilegiati portatori di una eredità che è frutto della fede, del lavoro e del sacrificio di chi, venuto prima di noi, ha voluto fare della sua vita un dono da offrire per la causa del Vangelo. Ad accoglierci, immersa nella foschia mattutina, la basilica di San Pietro, incorniciata dal Colonnato del Bernini con la sua grazia imponente.
Intorno, il silenzio di una città ancora addormentata, le prime luci dell’alba, piccoli gruppi di precoci visitatori e di religiosi: l’atmosfera è insolita, sospesa, nell’attesa che qualcosa avvenga.
In tale raccoglimento percorriamo la via che porta alle cappelle sotterranee all’interno della basilica, procedendo tra i sepolcri dei grandi padri della Chiesa, primo fra tutti San Pietro, poi vari pontefici tra cui quello di Papa Paolo VI e Giovanni Paolo I, fino a giungere al cospetto della lapide, semplice ed essenziale, che reca il nome di Giovanni Paolo II.
La sensazione di camminare in un territorio custodito e riempito da presenze grandi ed esemplari è accompagnata da un senso di riverenza e commozione per tutto il bene che a quel nome noi associamo.
Credo che ognuno sia stato in grado, nel silenzio della preghiera personale, nel tempo che può durare uno sguardo fugace ad una tomba tanto venerata, di esprimere i propri pensieri, emozioni, preoccupazioni, di confidare dolori e gioie, di ringraziare, come di fronte ad una persona in carne ed ossa che si mette in ascolto e prova a capire.
Il gruppo di 150 fernesi ha poi partecipato alla Santa Messa celebrata da don Vincenzo, con don Reginaldo e don Maurizio, in una delle cappelle.
Il celebrante ha messo in evidenza le 4 dimensioni della Chiesa: universale, parrocchiale, familiare, individuale. Ciascuna e tutte sono indispensabili. La nostra epoca si trova tra la prima e la seconda apparizione di Cristo: in attesa di quest’ultima, è di noi cristiani il compito di mostrare al mondo il volto di Cristo, tenendo conto del fatto che il compito principale è e deve essere sempre la cura dell’uomo, che la Chiesa suo malgrado ci aiuta a tenere la direzione quando andiamo alla deriva, e che nella fede ci si può riposare, ma mai risparmiare.
Arricchiti dalle parole e dai silenzi racchiusi in quel luogo, abbiamo proseguito alla volta della città, soffermandoci nei luoghi e monumenti più significativi sia dal punto di vista religioso che artistico: piazza Navona, il Pantheon, la fontana di Trevi, il Quirinale, piazza Venezia con l’Altare della Patria, i Fori Imperiali, il Colosseo, la basilica di San Giovanni in Laterano, tutti gioielli che fanno di Roma un vero e proprio museo a cielo aperto. E mentre le nostre gambe macinavano chilometri, i nostri occhi si riempivano di cose belle e la fatica era alleviata dalla condivisione e dal clima di festa che nel frattempo si era creato.
Come ultima tappa non potevamo non addentrarci nei cunicoli che custodiscono la vera genesi della religione cristiana a Roma: quelli delle Catacombe di San Callisto. Esperienza edificante, la visita ci ha fatto comprendere attraverso quali fatiche, ingiustizie e difficoltà la Chiesa sia dovuta passare per diventare il frutto di cui noi possiamo godere e allo stesso tempo la pianta che ancora dobbiamo coltivare.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato e a chi, pur non essendoci, ha avuto un pensiero per loro.
Chiara Bonotto


























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